Calenda-Renzi: scatta il countdown

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Fonte Immagine: ansa.it

Nella giornata di oggi avverrà l’incontro tra i due leader

Il giorno è finalmente giunto, si potrebbe dire. Nella tarda mattinata di oggi, al più nel pomeriggio, andrà in scena il tanto atteso incontro tra Matteo Renzi e Carlo Calenda per sancire un accordo che avrà profonde ripercussioni sul mondo politico italiano e, ovviamente, sulle prossime elezioni di settembre. Nella giornata di ieri era toccato a Renzi esprimersi sul possibile accordo con il leader di Azione: «Se si fa l’accordo bisogna capire qual è la prospettiva: le candidature e le liste sono le cose più facili. La domanda è vogliamo fare un polo del buon senso? Sono ottimista e prudente. Penso che domani dobbiamo vederci e decidiamo se sì o no. Io i sondaggi non li ho mai guardati: un politico segue le idee non i sondaggi. Con Calenda bisogna fare un accordo molto serio. Con l’inflazione all’8% e la guerra, la prossima legislatura deve essere con persone che abbiano competenze e per questo serve un accordo serio». Questa mattina è stato invece il turno di Carlo Calenda che ai microfoni di Rtl ha rilasciato un’importante dichiarazione circa la prossima alleanza con l’ex premier e sindaco di Firenze: «Ho imparato una cosa: finché non hai depositato il simbolo, non è chiuso. Quello che è importante per me è che si crei un’alternativa a questa situazione per cui dobbiamo votare sempre coalizioni di una contro l’altra che non hanno nessuna possibilità di governare né coerenza. Oggi in giornata decideremo, io sono ottimista, questo sì. Spero e credo che si farà. Le percentuali onestamente lasciano il tempo che trovano. La cosa importante è che ci sia un’alternativa che voglia fare le cose normali. Mi sono profondamente stancato ed è la ragione per cui faccio politica altrimenti sarei rimasto nelle aziende di una politica che continua a dire fascisti, comunisti, e poi alla fine si alleano tutti insieme come abbiamo visto in questa legislatura. Facendo così abbiamo mandato a casa l’italiano più illustre che c’è in questo momento nel mondo. Spero di riuscire a costruire una cosa che faciliti se c’è, la possibilità che Draghi resti a guidare l’Italia. Poi dipenderà da lui. Qualunque sarà la leadership avrà il contributo determinante di tre ministre di governo: Elena Bonetti, Mara Carfagna e Mariastella Gelmini, persone di grande qualità. Sarà una leadership forte con delle persone e donne di grande esperienza chiamate alla leadership di questa campagna elettorale non perché sono donne ma perché sono molto in gamba. Non credo. Credo che noi abbiamo governato con Renzi e l’abbiamo fatto litigando nel primo giorno. Insieme, però, abbiamo fatto industria 4.0, il più grande taglio dell’IRAP e dell’IREF sulle imprese. Il punto delle questioni personali secondo me sta a zero: in politica mi sono accorto venendo da fuori che tutti hanno un problema con gli altri, ma il punto non è questo. Il punto è avere un’offerta coerente sui contenuti. Per questo a un certo punto mi son chiesto cosa stessimo facendo. Le composizioni sulle persone si trovano e risolvano, il problema è che non si possono avere coalizioni una diversa dall’altra e non riescono a governare. Andiamo avanti così da trent’anni, io non ne posso più. Abbiamo un’agenda molto chiara su questo: il posizionamento valoriale internazionale molto simile, atlantismo ed europeismo, infatti siamo nello stesso gruppo al Parlamento Europeo. Abbiamo un posizionamento sulle infrastrutture molto simile. Si fanno i riclassificatori: ce n’è uno nel porto di Barcellona e dobbiamo averne uno nel porto di Piombino rapidamente perché altrimenti rischiamo di avere le interruzioni nella fornitura del gas. Modificare il bonus 110%, il reddito di cittadinanza. Ecco, lì abbiamo una differenza che dovremmo risolvere. Non credo vada abolito, ci sono persone che non sono in grado di lavorare e vanno aiutate, vanno portate nelle agenzie private che facciano formazione e colloqui settimanali e se si rifiuta l’offerta si perde. Credo che sia una misura di buon senso, su questo abbiamo una differenza di vedute che cercheremo di comporre. Sulla linea siamo allineati, i problemi sono stati sulla scelta, molto diversa. Noi abbiamo deciso di non fare mai governi con il M5S e loro hanno deciso che era il modo per salvare l’Italia da Salvini e su questo c’è stata una spaccatura, questo è il dato politico vero»


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