Regione Campania, denunce di speculazione per Ddl semplificazione edilizia

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Fonte Immagine: Ansa.it

Le opposizioni denunciano una liberalizzazione selvaggia in materia edilizia a seguito della Delibera di Giunta regionale recante Disposizioni in materia di semplificazione edilizia e riqualificazione del patrimonio edilizio esistente.

Sì del Consiglio regionale della Campania al Ddl in materia di semplificazione edilizia, rigenerazione urbana e riqualificazione del patrimonio edilizio esistente. Sono 29 i voti favorevoli, quattro i contrari (tra cui gli esponenti del M5s) e dieci gli astenuti (Ipf e centrodestra). Il testo, proposto dalla Giunta su iniziativa dell’assessore all’Urbanistica, Bruno Discepolo, mira a introdurre in Campania misure di semplificazione amministrativa in maniera edilizia e una disciplina orientata a ridurre il consumo del suolo, promuovendo interventi di rigenerazione urbana.

«Interveniamo su una materia che è già parte della legge urbanistica vigente -spiega il presidente della Regione, Vincenzo De Luca- perché i tempi per l’approvazione di una nuova legge sarebbe lunghi. Questo provvedimento persegue innanzitutto la tutela ambientale rispetto alla consumazione di suolo agricolo. Si va poi a migliorare l’edificato esistente per arginare il rischio sismico e c’è un incentivo all’imprenditoria, che è fondamentale per sostenere l’economia».

I Comuni potranno decidere di non mettere in atto quanto prevede il disegno di legge, che comunque non sarà applicabile nelle aree a rischio sismico. Per il M5s, invece, si aprono le porte a «un far west edilizio. Intervenendo in un quadro di pianificazione assente o superata -sottolinea Vincenzo Ciampi- finirà col determinare una liberalizzazione selvaggia in materia edilizia, dando libero sfogo al partito del cemento»: dunque no alla liberalizzazione che da sfogo al partito del cemento.

Gli ex pentastellati di Ipf hanno deciso per l’astensione perché’, pur riconoscendo una serie di elementi positivi, «continuiamo a nutrire dubbi sulla tenuta costituzionale di una norma, ovvero l’articolo 4 del disegno di legge, che potrebbe apparire come una ulteriore proroga “sotto mentite spoglie” delle disposizioni del Piano casa -fa notare il vicepresidente del Consiglio, Valeria Ciarambino- tutto ciò in assenza dell’approvazione del Piano paesaggistico regionale, che pure era stata ritenuta dal Mibac una precondizione essenziale per la stabilizzazione della normativa in materia di rigenerazione urbana». La Lega motiva la propria astensione evidenziando come restino dei problemi irrisolti sull’altezza dei sottotetti. Inoltre, precisa il consigliere Severino Nappi, «era questo il momento di affrontare il problema dell’abusivismo di necessità, sciogliendo il corto circuito normativo per il quale solo in Campania ci sono situazioni insanabili e si trovano di fronte alla roulette degli abbattimenti».

No di Legambiente alla norma. «Una scelta politica scellerata -osserva in una nota Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania- un ulteriore duro colpo al governo del territorio, dove le finte semplificazioni aprono le porte alla speculazione edilizia e alla realizzazione di ecomostri legalizzati. Con gli effetti dei cambiamenti climatici sempre più evidenti, bisognerebbe puntare ad una visione delle città e ad un governo del territorio che abbia come priorità la tutela dagli eventi estremi come ondate di calore e piogge torrenziali. Per farlo c’è bisogno di pianificazione e strumenti urbanistici ordinari (piano paesaggistico regionale, legge urbanistica, piano urbanistici comunali)». «In Campania -prosegue il numero uno di Legambiente Campania- si assiste invece ad una moltiplicazione di norme che mancano di una strategia complessiva per la effettiva tutela del territorio e delle comunità che vi risiedono».


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