Giovanni Paparcuri ricorda i Giudici Falcone e Borsellino

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Fonte Immagine: Palermo Today

“Gli uomini passano ma le idee restano e continuano a camminare sulle gambe di altri uomini”

“La lotta alla mafia, il primo problema morale da risolvere nella nostra terra, bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale, che coinvolgesse tutti, specialmente le giovani generazioni, le più adatte, proprio perché meno appesantite dai condizionamenti e dai ragionamenti utilitaristici che fanno accettare la convivenza col male, le più adatte cioè, queste giovani generazioni, a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e, quindi, della complicità. Ricordo la felicità di Falcone, e di tutti quelli che lo affiancavamo, quando, in un breve periodo di entusiasmo conseguente ai dirompenti successi originati dalle dichiarazioni di Buscetta, egli mi disse: “La gente fa il tifo per noi”. […]

Dopo 57 giorni dalla morte del Giudice Giovanni Falcone, il 19 luglio 1992, trent’anni fa, all’altezza di via D’ Amelio n.21, dove abitava sua madre, il Giudice Paolo Borsellino perse la vita insieme a 5 agenti della sua scorta, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina ed Emanuela Loi,  per mezzo dello scoppio di un’autobomba.

Aveva passato la domenica insieme alla famiglia, a Villa Grazia, avevo abbracciato sua moglie , sua figlia Lucia, che qualche giorno dopo avrebbe dovuto sostenere un esame universitario ma non si sentiva pronta (….) “Occorre compiere fino in fondo il nostro dovere, costi quel che costi, perché è in ciò che risiede la dignità umana..” e Lucia, nonostante la morte del padre , si presentò alla seduta d’esame.

La necessità, il bisogno, il dovere, il diritto di ricordare uomini come Giovanni Falcone , Paolo Borsellino, Rocco Chinnici e di tutti coloro che erano consapevoli di offrire la propria vita per il bene della Sicilia, è stato colto in pieno da una persona, della quale non sempre si parla, forse a molti è sconosciuta. Spesso si tende a ricordare Uomini che istituzionalmente hanno fatto la storia del nostro Paese, ma dietro di loro, ce ne sono altri di Uomini, altrettanto grandi, altrettanto coraggiosi,

Giovanni Paparcuri, è stato l’unico superstite dell’attentato al Consigliere Chinnici , avvenuto il 29 Luglio 1983, arrivai in via Pipitone verso le 7.50 e posteggiai esattamente dove volevano i cosiddetti uomini d'onore, tra la 126 verde imbottita di tritolo e una 500 beige. Insomma, quello spazio fu la trappola. Dopo l'eccidio Paparcuri passò un anno di convalescenza per poi tornare al lavoro, ma in ufficio, collaborando con il giudice Giovanni Falcone e poi anche con Paolo Borsellino che in quel periodo stavano lavorando al maxiprocesso negli uffici blindati del Tribunale.

Sembra di sentire le loro voci che si rincorrono tra una stanza e l'altra, l'odore di fumo e si ha l'impressione che siano scesi solo un attimo per prendere un caffè o per mangiare un boccone, che di lì a poco varcheranno la porta dell'ufficio per tornare alle loro scrivanie. C'è un posto a Palermo dove Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, trucidati trent'anni fa nelle stragi di Capaci e via D'Amelio, sono in realtà ancora vivi ed è il museo che porta il loro nome, che si trova nel "bunkerino" al piano terra del palazzo di giustizia, dove i due magistrati lavorarono negli anni Ottanta. La realizzazione di questo luogo si deve in primis proprio a Giovanni Paparcuri, il quale è riuscito a raccogliere e ritrovare parte dei documenti , degli strumenti, degli scritti appartenente ai due Giudici. Se si entra nella stanza del Giudice Falcone, sulla scrivania è posizionata la sua tesi di laurea, le sue foto con la moglie, il faldone completamente scritto a mano delle dichiarazioni  di Tommaso Buscetta.., è aperto alle visite tutto l’anno e lui è lì’ ad accogliere chiunque voglia conoscere la verità, emozionandosi come se ogni volta  fosse la prima, certi ricordi li puoi anche raccontare, ma restano dentro ed è difficile spiegarli.

Il bunkerino, insieme a Giovanni Paparcuri, tengono in vita il ricordo dei nostri Giudici, come se non fossero mai andati via, ed è questo che trapela dalle sue parole:

D:Lei è la testimonianza vivente di un qualcosa che rimarrà indelebile , avendo affiancato uomini che hanno fatto la storia, ci può dire, un ricordo riguardo al Giudice Chinnici?

R:“Intanto faccio una premessa, è vero sono memoria vivente della storia ecc, però io volevo sottolineare una cosa: io non sono diventato un personaggio perché ho lavorato con questi uomini, mi spiego. .io anche se avessi lavorato con un magistrato che si occupava di furto di bestiame io avrei fatto lo stesso il mio dovere, il destino mi ha fatto incontrare queste persone e il destino ha voluto che provassi una certa esperienza ,  il destino ha voluto che io non mi arrendessi , più che il destino è stata la mia volontà che non mi sono voluto arrendere e dopo la strage io ho continuato a dare tutto me stesso ma aldilà delle persone con cui ho lavorato  o si chiamava Falcone o si chiamava pincopallo io avrei fatto lo stesso il mio dovere perché il dovere si fa per noi stessi e poi per i nostri figli, per la società e per quel mestiere che hai deciso di fare, questo ci tengo a sottolinearlo perché adesso è il trentennale e stanno facendo la gara a chi era più amico del dott. Falcone, chi era il collega più fidato , chi lo ha ascoltato e cose varie. Per me non è così. Il Giudice Chinnici era una figura veramente carismatica, molto importante e purtroppo se ne parla poco ma oltre ad essere un bravissimo magistrato con scienza e coscienza, era dotato di grandissima umanità. Per quanto mi riguarda mi ricordo quando era nel mirino di cosa nostra , non dico che era rassegnato, ma sapeva che era nel mirino di cosa nostra; per lui contava di più che non succedesse nulla agli uomini della sua scorta; infatti io mi ricordo prima della strage si sapeva che stava  attraverso un libanese che era un confidenza di polizia, aveva avvertito che a Palermo stavano preparando un attentato, comunque lui lo sapeva e ci mise in guardia a noi della scorta , ci mise in guardia come? Ci disse , ecco io lo ricordo e mi emoziono, ci disse semplicemente di stare attenti alle macchine di grossa cilindrata , i motori, e noi lo guardavamo come per dire noi lo sappiamo che dobbiamo stare attenti a queste macchina.. cmq lui ce lo disse perché ci lasciò la facoltà di lasciare in quel momento un servizio a rischio , potevamo chiedere benissimo il trasferimento o l’assegnazione ad un altro magistrato, e lui onestamente disse “io non vi criticherò, anzi agevolerò questa vostra scelta”, ma siccome noi non eravamo dei vigliacchi lo abbiamo guardato in faccia e gli abbiamo detto “Consigliere stiamo con lei”, quindi questa è una delle cose che ricordo più con emozione con il consigliere Chinnici. Rispettava le persone…non si formalizzava se davanti a lui c’era un autista, il portiere dello stabile…io una volta, lo accompagnai al matrimonio della figlia del questore Mendolia, lo accompagnai a Villa Egea, lui scese dalla macchina e non entrò in questa struttura , io ero convinto che aveva dimenticato qualcosa in macchina , senonché osservo gli vado incontro e dico: “consigliere ha dimenticato qualcosa” e lui risponde: “no sto aspettando lei”…”io sto aspettando lei” non lo avevo capito e disse “ entri con me”, quindi stavamo per entrare in sala e l’addetto alla sicurezza che era un agente della Digos, ci fermò e disse: “consigliere lei può entrare, il suo autista no”, il Consigliere cambiò espressione , diventò più teso, “Intanto questo signore non è il mio autista, ma ha un nome e cognome è il sig. Giovanni Paparcuri, e se non entra lui non entro neanche io” e se ne stava andando, chiamarono il questore , lo fecero calmare e grazie al consigliere Chinnici , noi tutti delle scorte che eravamo costretti a stare fuori come cani da guardia, ci fece allestire una sala e noi abbiamo mangiato lo stesso menù che stavamo mangiando i grandi quel giorno. Ecco la figura del Consigliere Chinnici. Poi per quanto riguarda l’attività professionale era molto bravo, è stato lui il precursore del metodo Falcone, che in realtà nasce con il Consigliere Chinnici, poi fu ucciso e l’ha ereditato il dott. Falcone, e l’ha perfezionato al meglio. La nascita del Pool lo dobbiamo anche lui, i giudici Falcone e Borsellino sarebbero diventati cmq dei grandi magistrati ma colui il quale li ha voluti là in quell’ufficio è stato proprio il Consigliere Chinnici

D: Ci vuole raccontare il rapporto di amicizia che legava Giovanni Falcone e Paolo Borsellino fin da ragazzini?

R:“Fin da ragazzini io non li ho frequentati ma ti posso dire all’interno del palazzo di Giustizia, in quell’ufficio, il bunkerino, dove hanno lavorato, hanno trascorso tantissimi anni di vita insieme, non era di colleganza ma era di amicizia , ma anche il modo di come scambiarsi le informazioni , come affrontare certe investigazioni, cose varie, si vedeva che erano proprio amici, ma l’amicizia non nasce certe volte perché tu l’hai frequentano nel senso che sei andato a scuola ecce cc, nasce semplicemente perché si nasce nello stesso quartiere , loro sono nati nello stesso quartiere , un quartiere particolare, addirittura frequentavamo anche dei mafiosi , che all’epoca erano anche ragazzini, addirittura un dei due giocava all’oratorio di Santa Teresa che è una chiesa con Tommaso Spadaro , un grosso capomafia, giocavamo a pig pong; comunque hanno scelto due strade diverse . L’amicizia veniva rafforzata dagli scherzi che si facevano tra di loro, perché tra un lavoro e un altro si facevano anche degli scherzi, addirittura il dott. Borsellino nascondeva le papere della collezione che faceva il dott. Falcone , quindi aldilà di essere colleghi erano veramente amici fratelli e si integravano, quello che mancava al dott. Falcone glielo passava il Giudice Borsellino e quello che mancava al dott. Borsellino glielo dava il Dott. Falcone.

D: Sono curiosa, ho letto una sua intervista molto carina, mi vuole raccontare il fatto della papera?

R:Le papere per il Dott. Falcone , la papera rappresenta un errore. Un giorno lui fece un errore perchè è un vento raro, un suo collega , non mi ricordo come si chiama , gli regalò una papera per cui da quel giorno cominciò a fare collezioni di papere ma non perché faceva tanti errori ma perché gli piacevano queste papere. Ne aveva una trentina, quarantina schierate sopra un mobiluccio dove teneva anche la sua collezione di penne stilografiche  , comunque un giorno lui andò a lavorare fuori che spesso partiva in missione, lì dentro come un bambino si intrufolò il Dott. Borsellino prese una papera e gliela nascose e al posto della paper gli lasciò un bigliettino dove c’era scritto semplicemente “ se la papera vuoi trovare 5000 lire devi lasciare “, un estorsione a tutti gli effetti, poi cmq il Dott. Falcone quando ritornò ridendo e gridando disse “Paolo nun ci rumpere i caxxo, e porta la papera” , ma il Dott. Borsellino non gliela dava questa papera ma nemmeno gli diceva dove si trovava e lo provocava ancora di più , gli diceva “Giovanni ma che investigatore sei , vuoi arrestare i mafiosi e non trovi la papera”, comunque tanto che erano felici di queste azioni che addirittura il Dott. Borsellino , quando andava a casa, le raccontava a sua moglie “ lo sai ci ammuciavo la papera a Giovanni l’ho fatto arrabbiare” …ecco questi uomini così passavano le giornate dalla mattina alla sera , persone serissime, però ci si trovava anche il tempo di scherzare. Questo erano il Dott. Falcone  e il Dott. Borsellino.

D: Dopo la morte del Giudice Falcone, lei ha ritrovato una sua lettera?

R:Dopo la morte del Giudice Falcone, io ho trovato tante cose che ho custodito, che cosa ho custodito? Tanti oggetti e tanti documenti che mi lasciò proprio il Giudice Falcone prima di lasciare Palermo nel marzo del 91, lasciò Palermo per andare ad occupare il posto di Direttore di Affari Penali al Ministero per cui lo aiutai io a sistemare le carte, gli oggetti, e durante quest’aiuto mi lasciò anche un libro . Questo libro che si intitola “il magistrato, un mestiere difficile”, all’interno c’era un biglietto ma io sono convinto che forse lui non l’hai mai letto , magari mi sto sbagliando, io penso che se lui avesse saputo che lì dentro c’era questo biglietto prima di darmi il libro non me lo avrebbe dato…comunque che cos’è questo biglietto…ho aperto lo scatolo di questi oggetti dopo due anni , che avevo proprio quella voglia, dopo due anni dalla loro morte, di andare a toccare quelle cose che mi aveva lasciato il Dott. Falcone…comunque sfoglio quel libro ed esce fuori questo biglietto ..che biglietto era? Non era un appunto di lavoro, ma era semplicemente un bellissimo biglietto d’amore che aveva scritto la Sig.ra Francesca per il suo Giovanni , dove c’è scritto “Giovanni amore mio, sei la cosa più bella della mia vita, sarai sempre di me così come io spero di rimanere  viva nel tuo cuore ”firmato Francesca .. non nascondo che mi sono messo a piangere , intanto per le belle parole ma poi per la rabbia perché se lo avessi trovato prima lo restituivo al Dott. Falcone. .comunque questo biglietto l’ho custodito per tanti anni come una cosa preziosa , non volevo darlo in pasto all’opinione pubblica, poi un giorno mi sono detto “ma perché dobbiamo leggere sempre dei pizzini di Totò Riina che sono pizzini di morte, ordini per uccidere, ordine per bruciare un negozio ecce cc, ho detto è giusto che anche il mondo intero conosca quanto si volevano bene “, quindi l’ho reso pubblico e oggi questo biglietto , da circa 6/7 anni , non ricordo bene, si trova all’interno della nuova tomba del Dott. Falcone.”

D: Lei come vive dopo quel giorno? E come sta?

R:Io vivo per sopravvivere , spiegare come si vive non si può spiegare a nessuno , ovvero magari io non lo so spiegare , perché non sono un oratore, uno scrittore, non sono nessuno. Si vive con ricordi, certi ricordi che non si possono raccontare , purtroppo i miei ricordi sono immagini come ti guardava il Dott. Falcone, come ti diceva grazie, come ti guardava, come ti voleva bene il Dott. Borsellino , come ti rispettava il Consigliere Chinnici , non lo so spiegare. A volte tento di spiegarlo a parole ma non ci riesco, perché i ricordi perdono quel momento particolare e perdono anche i colori di quel momento. Spesso mi chiedono di scrivere un libro e cose varie ma quello che ho vissuto , certi ricordi, non si possono mettere nero su bianco.”


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