Ho paura per i miei uomini, non per me

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Fonte Immagine: Repertorio

Il 29 luglio 1983 veniva ucciso il Consigliere Rocco Chinnici

La cosa peggiore che possa accadere è essere ucciso. Io non ho paura della morte e, anche se cammino con la scorta, so benissimo che possono colpirmi in ogni momento. Spero che, se dovesse accadere, non succeda nulla agli uomini della mia scorta. Per un Magistrato come me è normale considerarsi nel mirino delle cosche mafiose. Ma questo non impedisce né a me né agli altri giudici di continuare a lavorare».

Il 29 luglio 1983 ,una Fiat 127 imbottita di esplosivo fu parcheggiata davanti alla sua casa in via Pipitone Federico a Palermo e fu fatta esplodere dal killer mafioso Antonino Madonia, uccidendo Rocco Chinnici, il maresciallo dei carabinieri Mario Trapassi, l'appuntato Salvatore Bartolotta, componenti della scorta del magistrato, e il portiere dello stabile di via Pipitone Federico Stefano Li Sacchi.

L’unico superstite di quella strade fu Giovanni Paparcuri, che riportò una grave ferita alla testa , ma dopo un periodo di convalescenza mise di nuovo la sua persona a completa disposizione dei Giudici Falcone e Borsellino.

Ad oggi, la memoria di questi uomini è nelle mani e nel cuore di Giovanni Paparcuri , che dopo le brutali stragi, ha voluto ridare vita alle gesta e al coraggio dei Giudici creando il Museo Falcone Borsellino, meglio conosciuto come il Bunkerino, perché è rappresentato proprio dalle stanze in cui i giudici lavoravano notte e giorno, riportando e raccontando ricordi, avvenimenti, la storia di uomini che prima di essere  Giudici erano persone.

Il processo per l’omicidio del Consigliere Chinnicci ha individuato come mandanti i fratelli Nino e Ignazio Salvo, e si è concluso con 12 condanne all’ergastolo e quattro condanne a 18 anni di reclusione per alcuni fra i più importanti affiliati di Cosa Nostra.

Aveva capito che per combattere la mafia bisognava averne una visione unitaria: per questo ideò il PoolAntimafia, chiamandovi a farne parte Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Leonardo Guarnotta, Giuseppe DiLello. Dopo la sua morta a  Palermo arrivò il Consigliere Antonino Caponnetto che istituì formalmente il Pool e continuò il suo lavoro.


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