Il congedo di uno statista

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Fonte Immagine: adnkronos.com

Le parole di “addio” di Mario Draghi

Agosto nell’immaginario collettivo è il mese degli addii, delle chiusure, della ripresa della vita normale dopo mesi “diversi”. Il premier uscente, Mario Draghi, è sembrato incarnare tale concezione dal palco dell’evento di Comunione e liberazione tenutosi nella giornata di ieri a Rimini. Questo parte del discorso di Draghi, che è sembrato quasi voler salutare il mondo della politica e gli italiani tramite un ultimo congedo: «È un grande, grandissimo piacere qui a Rimini con voi in questo ‘Meeting’. Voglio ringraziare naturalmente, soprattutto il Presidente Scholz e il Direttore Forlani, per l’invito. Lei, Presidente, ha ricordato il calore della vostra accoglienza due anni fa qui a Rimini, e naturalmente lo ricordo anche io, e lo ricordavo quando mi preparavo per questo intervento. Eravamo in una fase acuta e dolorosa della pandemia e qui però al Meeting si provava già a riflettere su come ricostruire la nostra società, la nostra economia dopo quel terribile trauma.Nel mio intervento provai a disegnare una politica economica adatta a un momento così duro.Parlai dell’assoluta necessità di sostenere le famiglie, le imprese, in un periodo di recessione profonda, e dissi di tornare a una crescita sostenibile e condivisa.Parlai della distinzione tra “debito buono” e “debito cattivo”, ovvero tra la spesa che permette a un’economia di rafforzarsi e quella per interventi che non fanno crescere né la produzione né l’equità sociale;dell’importanza di sostenere i più deboli e i più giovani.Queste idee hanno ispirato l’azione del governo di unità nazionale che il Presidente della Repubblica mi ha poi chiesto di guidare, qualche mese dopo, per rispondere alle crisi che stavamo attraversando.Adesso come allora, il Meeting è un’occasione unica per guardare avanti, con immaginazione e anche con pragmatismo.Per ragionare sul Paese che siamo, su quello che vogliamo diventare.Anche oggi ci troviamo in un momento estremamente complesso, per l’Italia e per l’Europa.Il quadro geopolitico è in rapida trasformazione, con il ritorno della guerra sul nostro continente, le tensioni nello stretto di Taiwan.La congiuntura economica è segnata da profonda incertezza:il notevole aumento del tasso d’inflazione è partito dal costo dell’energia, si è trasmesso ai beni alimentari, e oggi pesa in modo molto gravoso sui bilanci delle famiglie e delle imprese;il rallentamento della crescita globale si ripercuote negativamente sulle esportazioni;le condizioni di accesso al credito cominciano a peggiorare, questo avrà sicuramente effetti sugli investimenti.I cambiamenti climatici si manifestano in modo minaccioso e richiedono una risposta decisa e urgente.Fenomeni meteorologici estremi sono sempre più comuni, con conseguenze spesso tragiche. Penso al dramma della siccità, che ha colpito in particolare il bacino del Po; allo scioglimento dei ghiacciai come quello della Marmolada; ai violenti nubifragi.Queste crisi – geopolitiche, economiche, ambientali – hanno origini che sono spesso fuori dai confini del nostro Paese.Ma spetta a chi ha responsabilità di governo dire la verità e, allo stesso tempo, rassicurare i cittadini con risposte chiare e concrete.Le sfide sono molte, e di non facile soluzione:come continuare a diversificare gli approvvigionamenti energetici e calmierare le bollette per famiglie e imprese;come accelerare sulla strada delle energie rinnovabili per combattere il cambiamento climatico;come mantenere il giusto impulso nelle riforme e negli investimenti, per preservare la crescita, la stabilità dei conti pubblici, l’equità;come continuare ad assicurare all’Italia un ruolo da protagonista nel mondo, all’interno dell’Unione Europea e del legame transatlantico.Queste questioni, nel loro insieme, presentano un passaggio storico drammatico, che deve essere affrontato con profondità di analisi e coraggio di azione.Le decisioni che prendiamo oggi sono destinate a segnare a lungo il futuro dell’Italia.Nel febbraio dello scorso anno, quando è iniziata l’esperienza dell’esecutivo, eravamo in un contesto diverso da quello attuale, ma altrettanto difficile.La pandemia sembrava essere fuori controllo e - come avevamo osservato proprio qui al Meeting - generava in noi un’incertezza paralizzante.L’occupazione delle terapie intensive era a un livello critico, mentre le vaccinazioni progredivano lentamente, tra difficoltà di approvvigionamento e di distribuzione.Il bollettino di deceduti e malati di Covid-19 restituiva ogni giorno un quadro tragico.Le scuole erano spesso chiuse e la didattica a distanza non riusciva a rappresentare un’alternativa valida ed equa all’insegnamento in presenza. L’economia faceva fatica a uscire dalla più grave contrazione dal dopoguerra, con imprese e lavoratori che soffrivano per le conseguenze delle pur necessarie misure di contenimento dell’epidemia, per il crollo dell’attività.In Italia e all’estero c’era scetticismo rispetto alla nostra capacità di presentare e iniziare ad attuare un Piano valido per riformare la nostra economia e spendere bene i fondi che ci erano stati assegnati con il Next Generation EU.A diciotto mesi di distanza, possiamo dire che non è andata così.Gli italiani hanno reagito con coraggio e concretezza, come spesso hanno fatto nei momenti più difficili, e hanno riscritto una storia che sembrava già decisa.Insieme, abbiamo dimostrato ancora una volta che l’Italia è un grande Paese, che ha tutto quello che serve per superare le difficoltà che la storia ci mette di nuovo davanti. Il governo ha fatto del proprio meglio:per rispondere con prontezza alle esigenze degli italiani; per compiere tutte le scelte necessarie con indipendenza di giudizio;per mantenere alta la credibilità di fronte ai cittadini e ai partner internazionali;e per cercare sempre l’unità di intenti, il dialogo, la coesione sociale.Questo è stato il nostro metodo di lavoro. Tra poche settimane gli italiani sceglieranno la composizione del nuovo Parlamento, che darà la fiducia a un nuovo governo, sulla base di un nuovo programma. A questo proposito: invito tutti ad andare a votare.Voglio ringraziare tutti i ministri, tecnici e politici, per la dedizione e le competenze che hanno messo al servizio dell’Italia.Nei mesi che abbiamo avuto a disposizione, abbiamo gestito le emergenze che si sono presentate e cominciato a disegnare un Paese più forte, equo, moderno.Molto però resta da fare, in un contesto che, come ho accennato, è ostico e non consente soste. Guidare l’Italia è un onore per cui sono grato al Presidente Mattarella, al Parlamento, alle forze politiche che ci hanno sostenuto, a tutti gli italiani che come voi mi hanno accompagnato con il loro affetto. Mi auguro che chiunque avrà il privilegio di farlo, di guidare il Paese, saprà preservare lo spirito repubblicano che ha animato dall’inizio il nostro esecutivo.Sono convinto che il prossimo governo, qualunque sia il suo colore politico, riuscirà a superare quelle difficoltà che oggi appaiono insormontabili – come le abbiamo superate noi l’anno scorso.L’Italia ce la farà, anche questa volta.Soprattutto nei momenti di crisi, l’azione di governo dev’essere rapida, convinta.Mancano pochi giorni all’inizio dell’anno scolastico e voglio ricordare come la riapertura delle scuole sia stato uno dei nostri principali obiettivi sin dall’inizio della campagna vaccinale. Avremmo potuto aspettare il superamento di una soglia di vaccinazione più alta nella popolazione, l’eliminazione di tutte le restrizioni delle attività commerciali prima di riaprire le scuole. Ma non sarebbe stato giusto, soprattutto nei confronti dei giovani che avevano dovuto rinunciare a lungo alla didattica in presenza.Abbiamo scelto di riaprire appena è stato possibile.Lo abbiamo fatto consci del ‘rischio calcolato’ a cui andavamo incontro, nonostante le molte voci scettiche che ci davano degli irresponsabili.Il risultato ci ha premiati: gli studenti sono tornati tra i banchi, le scuole sono restate aperte, la pandemia e la pressione sugli ospedali sono rimaste sotto controllo.Il governo aveva semplicemente valutato correttamente l’impatto delle vaccinazioni. Ma ha poi scelto nel suo insieme con coraggio e senso di responsabilità.Anche la crisi energetica dovuta all’invasione russa dell’Ucraina ha richiesto rapidità d’azione.In pochi mesi, abbiamo ridotto in modo significativo le importazioni di gas dalla Russia, un cambio radicale nella politica energetica italiana.Abbiamo stretto nuovi accordi per aumentare le forniture – dall’Algeria all’Azerbaigian. Gli effetti sono stati immediati: l’anno scorso, circa il 40% delle nostre importazioni di gas è venuto dalla Russia. Oggi, in media, è circa la metà.Abbiamo accelerato lo sviluppo delle rinnovabili – essenziali per ridurre la nostra vulnerabilità energetica, per abbattere le emissioni. Nei soli primi otto mesi di quest’anno ci sono state richieste di nuovi allacciamenti ad impianti di energia rinnovabile per una potenza pari a quasi quattro volte quella istallata complessivamente nel 2020 e nel 2021.La nostra agenda di diversificazione dal gas russo è stata fondamentale per dare a cittadini e imprese maggiore certezza circa la stabilità delle forniture.Se sarà realizzata nei tempi previsti l’istallazione di due nuovi rigassificatori, l’Italia sarà in grado di diventare completamente indipendente dal gas russo a partire dall’autunno del 2024.È un obiettivo fondamentale per la sicurezza nazionale, perché la Russia non ha esitato a usare il gas come arma geopolitica contro l’Ucraina e i suoi alleati europei.Si parla molto di sovranità, ma dipendere, come è accaduto in passato, per quasi metà delle proprie forniture di gas da un Paese che non ha mai smesso di inseguire il suo passato imperiale è l’esatto contrario della sovranità. Non deve accadere mai più.I risultati dei nostri sforzi sono già visibili.A differenza di altri Paesi europei, le forniture di gas russo in Italia sono sempre meno significative, e una loro eventuale interruzione avrebbe un impatto minore di quanto avrebbe avuto in passato.Il livello di riempimento degli stoccaggi ha ormai toccato l’80%, in linea con l’obiettivo di raggiungere il 90% entro ottobre.Il governo ha predisposto i necessari piani di risparmio del gas, con intensità crescente a seconda della quantità di gas che potrebbe venire eventualmente mancare. Ma avete sentito il ministro Cingolani e cosa preveda per quanto riguarda il risparmio energetico.Il mantenimento dei volumi delle forniture di gas non impedisce però l’aumento dei costi, che hanno raggiunto livelli insostenibili.Il prezzo del gas sul mercato di riferimento è da diversi giorni largamente sopra i 200 euro per MWh, con picchi poco sotto i 300 euro - più di dieci volte il valore storico.Il governo italiano ha spinto molto a livello europeo per avere un tetto massimo al prezzo del gas russo che importiamo.Alcuni Paesi continuano a opporsi a questa idea, perché temono che Mosca possa interrompere le forniture.Però i frequenti blocchi nelle forniture di gas russo avvenuti quest’estate hanno dimostrato i limiti di questa posizione. Oggi l’Europa, e soprattutto questi Paesi più di noi, si trova con forniture incerte di gas russo e anche prezzi esorbitanti.La Commissione è al lavoro su una proposta per introdurre un tetto al prezzo del gas, che sarà presentata al prossimo Consiglio Europeo. Non so quale esito avrà perché – come dico- le posizioni sono molo diverse. Ma la Commissione presenterà anche una riflessione su come slegare il costo dell’energia elettrica dal costo del gas.Questo legame che c’è tra il costo dell’energia elettrica prodotta con le rinnovabili, e quindi acqua, sole, vento, e il prezzo massimo del gas ogni giorno è un legame che non ha più senso. I produttori di energia rinnovabili in un mondo dominato dalla produzione di gas potevano aver bisogno di essere sussidiati e lo sono stati, e lo sono molto anche oggi. Ma oggi non ha più senso che il prezzo dell’energia elettrica sia legato al prezzo massimo del gas e i produttori di energia rinnovabili sono quelli che oggi hanno conseguito i profitti più alti.Comunque, qualunque sia la nostra idea sul futuro noi avremo questa discussione al Consiglio Europeo e su questa riflessione della Commissione immagino ci sia molto più accordo e molto più sostegno da parte di tutti i paesi. Detto questo, in questa fase del ciclo economico, però, era giusto dare e non prendere, e così abbiamo fatto.Il governo non ha mai aumentato le tasse – con la sola eccezione delle tasse sugli extraprofitti delle imprese del settore energetico.Queste aziende, come dicevo ora per i produttori di rinnovabili e per altri comparti, hanno registrato utili senza precedenti solo a causa dell’aumento dei prezzi dei combustibili fossili – un aumento che, allo stesso tempo, penalizza la maggioranza di cittadini e le imprese.»


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