La Corte di Appello di Parigi nega l’estradizione dei terroristi delle “Ombre Rosse”

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Fonte Immagine: Repertorio

I 10 ex terroristi italiani, fuggiti in Francia anni fa, continuano a restare impuniti

La Chambre de l’Instruction della Corte di Appello di Parigi  ha , ancora una volta, tramite sentenza, negato l’estradizione  richiesta dall’Italia  per i 10 ex terroristi dell’operazione chiamata “Ombre Rosse”.

La Ministra Cartabia attende le motivazioni della sentenza, soprattutto per garantire verità e giustizia alle vittime dei cd. “anni di Piombo”. Ad incalzare anche Giorgia Meloni affermando che costoro , che si sono macchiati di efferati crimini, devono scontare la pena in Italia fino all’ultimo giorno.

Ma, con precisione, cosa sono state le Ombre Rosse? Chi sono questi ex terroristi italiani?

Il fondatore di Lotta Continua, Giorgio Pietrostefani, ritenuto il mandante dell’omicidio Calabresi, Sergio Tornaghi della colonna Walter Alasia, fino a Narciso Manenti, condannato all’ergastolo per l’omicidio a Bergamo dell’appuntato dei carabinieri Giuseppe Gurrieri.

Questi, sono alcuni dei terroristi degli Anni di Piombo: gli anni più difficili per Milano e per l’Italia, ricordato per il terrorismo e gli attentati in strada. Sono dieci in totale e la Chambre de l’Instruction della Corte di Appello di Parigi ha deciso di negargli l’estradizione richiesta dall’Italia. Erano stati arrestati nell’ambito dell’operazione Ombre rosse ad aprile 2021. Le motivazioni della sentenza si conosceranno nei prossimi giorni e la decisione potrà essere impugnata dalla Procura Generale francese.

In Francia si sono rifatti una vita tra lavoro e famiglia, come comuni cittadini, lasciandosi alle spalle scie di sangue e di omicidi come se quegli anni non fossero mai esistiti. Ma gli anni di piombo, i morti, le numerose vittime nel nostro Paese, ci sono stati e le famiglia aspettano giustiza.

GIOVANNI ALIMONTI, 66 anni, padre di due figlie e oggi anche lui nonno, faceva parte delle Brigate rosse. E' stato condannato nel 1992 a 19 anni di carcere per il tentato omicidio di un poliziotto nel 1982, Nicola Simone.

 ROBERTA CAPPELLI, 66 anni, è stata condannata all'ergastolo di isolamento per tre omicidi avvenuti a Roma: quello del generale dei carabinieri Enrico Galvaligi, ucciso l'ultimo dell'anno del 1980, dell'agente di polizia Michele Granato (9 settembre 1979) e del vice questore Sebastiano Vinci (19 giugno 1981).

MARINA PETRELLA, 67 anni, ex Br come la Cappelli, condannata come lei per l'omicidio del generale Galvaligi, del sequestro del giudice Giovanni D'Urso, avvenuto a Roma il 12 dicembre del 1980, e dell'assessore regionale della Democrazia Cristiana Ciro Cirillo, avvenuto a Torre del Greco il 27 aprile del 1981 e nel quale furono uccisi due membri della scorta, per l'attentato al vice questore Nicola Simone (insieme a Cappelli e Alimonti).

L'ex brigatista SERGIO TORNAGHI, 63 anni, anche lui condannato all'ergastolo, fra l'altro per l'omicidio di Renato Briano, direttore generale della 'Ercole Marelli'.

MAURIZIO DI MARZIO, 60 anni, sfuggito alla retata dell'aprile 2021 e arrestato in seguito, è al centro di una diatriba sulla prescrizione. Dovrebbe scontare in Italia un residuo di pena a 5 anni e 9 mesi di carcere per banda armata, associazione sovversiva, sequestro di persona e rapina. Di Marzio gestisce a Parigi da molti anni un noto ristorante, il «Baraonda».

RAFFAELE VENTURA, 70 anni, ex Formazioni Comuniste Combattenti, dovrebbe scontare 20 anni di carcere in Italia dopo essere stato condannato per concorso morale nell'omicidio del vicebrigadiere Antonio Custra, avvenuto il 14 maggio 1977, durante una manifestazione della sinistra extraparlamentare a Milano.

LUIGI BERGAMIN, 72 anni, ex militante dei Pac (Proletari Armati per il Comunismo), è anche lui al centro di una battaglia legale per la prescrizione. Deve scontare una pena a 16 anni e 11 mesi di reclusione come ideatore dell'omicidio del maresciallo Antonio Santoro, capo degli agenti di polizia penitenziaria ucciso a Udine il 6 giugno 1978 da Cesare Battisti.

La Sentenza emanata dalla Corte di Parigi, la cui legislatura in generale nega l’estradizione, può essere impugnata solo dalla Procura generale francese. Il nostro Paese attenderà di leggere le motivazione di una sentenza che al momento collide interamente con il nostro sistema giudiziario: il principio di colpevolezza sancito dal nostro codice penale. Potremmo , in realtà ben dire , che ci troviamo dinanzi ad una situazione che va oltre quello che è il sistema legale : omicidi atroci, attacchi terroristici,famiglie distrutte; l’Italia ha il dovere di tutelare le vittime e le famiglie che hanno subito tali sciagure, garantire loro la verità , la giustizia, che ad oggi diventa un vero e proprio dovere anche morale.


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