La violenza ostetrica

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Fonte Immagine: freepik.com

Diritti negati alle partorienti

Sempre più donne raccontano di aver subito esperienze molto traumatiche o lesive durante il parto. Molte sono state sottoposte a trattamenti medici senza consenso informato o a procedure coercitive non consentite, vi è chi denuncia di aver subito atteggiamenti offensivi e denigratori, se non addirittura danni permanenti.

La violenza ostetrica è stata prevista per la prima volta in Venezuela con una legge emanata nel 2007, che l'ha definita come appropriazione del corpo e dei processi riproduttivi delle donne da parte del personale sanitario, che si manifesta in un trattamento disumano, provocando nella donna, come conseguenza, la perdita di capacità di decidere autonomamente del proprio corpo.

Nel 2014 l'OMS ha dichiarato che:“la violenza ostetrica è una vera e propria violazione del diritto delle donne ad un'assistenza sanitaria rispettosa, oltre che una minaccia al diritto alla vita, alla libertà, alla salute ed all'integrità fisica”.

nel 2016 OVOItalia ha promosso la campagna #bastatacere che oggi si occupa di raccogliere dati sul fenomeno della violenza ostetrica, al fine di sensibilizzare la società e le istituzioni, con tale campagna molte donne  hanno rilasciato le loro testimonianze.

Nel 2019 l’Onu ha, per la prima volta, definito la violenza ostetrica come violazione dei diritti umani ed in particolare come violenza di genere che colpisce le donne in quanto tali.

La causa di questo fenomeno è da ricercare a livello culturale e sociale, lo sono gli stereotipi di genere sulla salute riproduttiva e sul ruolo delle donne nella maternità che si combinano nella relazione di potere medico-paziente, una donna durante il parto può essere vulnerabile. Va però sottolineato che  i sanitari non sempre hanno l'intenzione di trattare male le proprie pazienti, infatti vi è un forte limite agli investimenti  per un'adeguata informazione sui diritti umani ed inoltre sono un ostacolo anche le condizioni di vita stressanti all'interno delle strutture sanitarie, infatti queste possono favorire comportamenti poco professionali o maltrattamenti alle donne durante il parto.

Purtroppo, vi sono diverse testimonianze che emergono negli ultimi anni: donne che hanno subito il rifiuto dell'epidurale perché, secondo il professionista di turno, un vero parto richiede dolore; altre partorienti sono state lasciate sole e sofferenti in sala parto per lunghe ore; molte sono state sottoposte a tagli cesarei non necessari senza averne dato consenso; oppure, contrariamente, hanno rischiato la vita o subito danni permanenti a causa di manovre mediche ripetute e invasive. Vi sono stereotipi nocivi secondo i quali il parto è un evento che richiede sofferenza da parte della donna che deve essere felice del proprio bambino, peccato però che alla  salute fisica ed emotiva della partoriente non viene dato valore.

In merito alla tutela giuridica delle donne che subiscono violenza ostetrica, purtroppo nel nostro ordinamento non è stata predisposta una normativa, ciò nonostante le raccomandazioni internazionali che richiedono interventi legislativi in tal senso.

Pertanto, le donne che subiscono questo tipo di trattamento sono spesso traumatizzate e non sempre trovano supporto, non solo da un punto di vista giuridico ma anche personale, infatti conta solo la salute del bambino, la sofferenza della madre, per essere stata maltrattata durante il parto, passa in secondo piano

Tale problematica va quindi affrontata in primo luogo sul piano culturale, in quanto  si è abituati all'idea che la partoriente debba soffrire e che una brava madre debba accettare qualsiasi dolore per il bene del proprio bambino.       Inoltre, è necessario prevenire determinati comportamenti attraverso la continua formazione dei professionisti sanitari su quella che dovrebbe realmente essere un'assistenza adeguata.


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