Letta-Calenda: l’alleanza verso il voto

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Fonte Immagine: Repertorio

Le reazioni della politica italiana allo storico accordo tra Pd e Azione

L’accordo stipulato, e sancito ufficialmente da apposito documento, tra Enrico Letta, Carlo Calenda e Benedetto Della Vedova, rappresentanti diPD, Azione e Più Europa, è destinato a infuocare ancor di più la calda estate della politica italiana.Un passo decisivo verso il voto del 25 settembre, per un accordo che vede la presenza di una serie di punti cardini tra cui: europeismo, salario minimo e un veto nei riguardi di ex 5 stelle ed ex Fi. Non sono tardate ovviamente le reazioni, principalmente da parte del centro destra. Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, ha affermato che l’alleanza Pd-Azione «fa chiarezza sulle forze in campo alle prossime elezioni. A misurarsi con il centrodestra e FdI ci sarà la solita sinistra. Il Pd, la sinistra estrema e Azione, la costola del Pd presieduta dall’europarlamentare eletto nel Pd, Carlo Calenda. Finisce la storiella di Azione partito moderato, alternativo alla sinistra tutta tasse, assistenzialismo e nemica del ceto produttivo». Sulla stessa riga anche il coordinatore nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani: «Azione getta la maschera. E’ la quinta colonna del Pd e della sinistra. Altro che progetto per creare un nuovo centro, altro che governo Draghi, semplicemente al servizio di chi vuole la patrimoniale per qualche posto in più». Particolarmente dure sono state anche le parole dell’ex premier Matteo Renzi:«Se Calenda e Letta si accordano, Forza Italia e Lega brindano. Il discorso del voto utile, mettersi tutti insieme con il Pd, non è credibile. Se non ci sono i 5 Stelle la partita è monca di un pezzo nonostante io non li voglia. Capirei la grande alleanza di tutti se ci fossero tutti, ma così, per attutire la vittoria della destra, serve un centro forte. Un’area di centro, il terzo polo che fa il 10%, è decisivo per attutire l’impatto del governo di destra, e sarebbe fantastico per dopo, per crescere. Se voglio contrastare la destra non posso partire chiedendo la tassa di successione e imbarcando quelli che non vogliono Draghi. L’appello all’unità lo può fare chi toglie i voti alla destra, non chi glieli regala»


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