Lo strappo di Carlo Calenda

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Fonte Immagine: Repertorio

La reazione della politica italiana al mancato accordo tra Pd e Azione

Sembrava tutto fatto per la stipula ufficiale dell’alleanza che avrebbe dovuto segnare la nascita della coalizione tra Pd e Azione. Invece, con una brusca quanto repentina inversione Carlo Calenda, leader di Azione, ha concretamente fatto saltare il banco. Troppi i punti di attrito. Troppe, a suo dire, le divergenze legate alla presenza di persone “scomode” e “impresentabili”. Queste le dichiarazioni dell’ex candidato sindaco di Roma: «E' la decisione più sofferta che ho preso da quando ho cominciato a fare politico. Ed è questo l'elemento che mi fa decidere, ho deciso di fare politica nel 2018 quando il Pd prese il minimo storico, e l'ho fatto per contrastare il populismo becero, pensavo che il Pd fosse l'unico argine, poi il Pd ha preso una strada differente. Questa legislatura ha visto tutto il contrario di tutto, e due sono stati i punti di rottura, l'incapacità di trovare un nome diverso a Mattarella e l'ignominia internazionale della caduta di Draghi». Profonde e contrastanti le reazioni del mondo politico italiano. Così Enrico Letta, leader del PD: «Ho ascoltato Carlo Calenda. Mi pare da tutto quel che ha detto che l'unico alleato possibile per Calenda sia Calenda. Noi andiamo avanti nell'interesse dell'Italia». Parole al vetriolo quelle di Giorgia Meloni: «Nuovo colpo di scena nella telenovela del centrosinistra. Calenda ci ha ripensato e non si sposa più con Letta, forse scappa con Renzi. Letta mollato sull'altare pensa ora al suo vecchio amore, mai dimenticato, Conte. Il gran finale di stagione tra 7 giorni quando scadrà il termine per la presentazione delle alleanze. Nel frattempo, nel mondo reale famiglie e imprese lottano contro crisi economica e caro vita». L’ex premier, e attuale leader del M5s, Giuseppe Conte si scaglia invece contro Enrico Letta: «Letta ha fatto disastro politico, santa alleanza perde i pezzi. In molti in queste ore mi chiedono cosa ne sarà del campo largo di Letta dopo il broncio di Calenda, le voraci pretese di posti sicuri di Tabacci e Di Maio, i veti incrociati e le repentine giravolte. Non spetta a me la risposta. Per parte mia posso solo dire che questo disastro politico mi sembra lontano anni luce dal progetto riformistico realizzato durante il Conte II. Se Letta riapre al M5S? Noi non siamo professionisti della politica». Matteo Salvini vede il mancato accordo tra Pd e Azione come un elemento positivo per la destra nelle prossime elezioni: «Vedo il traguardo, siamo all'ultimo km del tappone dolomitico del giro d'Italia. Mancano 50 giorni che invito a vivere con entusiasmo, con il sorriso e la certezza che il 25 settembre o di qua o di là. La vittoria è a portata di mano».


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