Marilyn Monroe: una morte controversa

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Fonte Immagine: Lucascialo.it

In occasione dell’arrivo di Blonde su Netflix, l’adattamento cinematografico del romanzo di Joyce Carol Oates sul personaggio di Marilyn Monroe, riflettori sulla complessa diva di Hollywood, vittima di una vita travagliata e di una morte controversa.

“Se sei famosa la gente crede di avere il diritto di dirti in faccia qualunque cosa, come se questo non potesse ferirti... A volte penso che sarebbe meglio evitare la vecchiaia e morire giovane. Ma vorrebbe dire non completare la propria vita, non riuscire a conoscersi completamente.”

Marilyn Monroe

La morte

Intorno al 1962, John F. poco dopo la performance del compleanno termina la sua relazione con Marilyn. Così quest’ultima ne intraprende una nuova, molto più intensa, col fratello, Robert Kennedy. Nel frattempo la sua carriera precipita a causa dell’instabilità mentale -per la quale è in cura presso un noto psichiatra- che le impedisce di imparare a memoria i copioni e tantomeno di arrivare in orario sui set.

Il suo ultimo film portato a termine è infatti proprio Gli spostati.

Questo perché a Marilyn non sarà concesso di prendere parte ad altri.

Alle 3.30 del 5 agosto 1962 viene, infatti, trovata senza vita all’età di soli 36 anni, nella sua abitazione a Los Angeles, nel quartiere di Brentwood, al 12305 di Fifth Helena Drive, dove vive sola, assieme alla sua governante Eunice Murray, che la trova nuda nel suo letto, a pancia in giù, con la cornetta del telefono in mano.

Quella notte Eunice, girando per il corridoio, nota la luce della stanza di Marilyn ancora accesa, così per accertarsi che sia tutto apposto bussa alla porta, chiusa dall’interno, ma non riceve alcuna risposta. Preoccupata, chiama lo psichiatra di Marilyn che, accorso sul posto, riesce a entrare nella stanza della diva intorno alle 4.25 per annunciarne la morte poco dopo.

Le indagini si concludono con l’ipotesi di suicidio; l’autopsia rileva infatti nel sangue dell’attrice una dose eccessiva di barbiturici e una imprescrittibile di idrato di cloralio.

Questa la versione ufficiale.

Joe Di Maggio, suo ex marito col quale aveva poi stretto un rapporto amichevole in seguito al divorzio per matrimonio turbolento, le organizza i funerali e per vent’anni, fino alla sua stessa morte, fa recapitare sulla tomba di Marilyn un mazzo di rose rosse, tre volte a settimana.

Il mistero avvolge tutt’ora la sua morte, e sin dal principio in ben pochi hanno creduto, o accettato, che si trattasse di un suicidio.

Emergono innumerevoli teorie e complotti, tanto che il caso viene riaperto.

Una prima teoria riguarda l’intromissione dei Kennedy che, pur di evitare lo scandalo politico, sarebbero ricorsi alla soppressione di Marilyn; allo stesso modo, l’assassinio della donna potrebbe essere stato un atto vendicativo a opera della mafia, ai tempi in contrasto con Robert Kennedy. Vengono infatti ritrovate delle cimici piazzate all’interno della sua abitazione a Brentwood, che testimoniano il suo ultimo incontro prima di morire proprio con Robert Kennedy, col quale quella stessa notte ha un accesa discussione.

La moglie dell’addetto stampa di Marilyn, ormai deceduto, ha fornito, invece, un’ulteriore versione dei fatti, totalmente discordante con quella ufficiale. Racconta infatti che il ritrovamento sarebbe avvenuto intorno alle 22.00 di quella sera, ora in cui Marilyn verteva in pessime condizioni, ma non era ancora deceduta. Muore nel tragitto da casa sua all’ospedale.

Da lì, sarebbe stata riportata nel suo letto, per inscenare la morte nella sua versione ufficiale. Il suo medico ha affermato che molto probabilmente Marilyn, in preda a un profondo stato depressivo, avrebbe ingerito da sé quelle pillole in un momento di eccessiva fragilità, ma non con l’intento di togliersi la vita, pentendosi infatti poco dopo.

Cosa sia successo davvero quella notte resta tuttora incerto: certo è, invece, che dopo il 5 agosto, il mondo del cinema abbia perso una sua grande personalità, peccando di non averne apprezzato a fondo il potenziale. Per tutta la sua -a questo punto breve- vita, infatti, Marilyn è stata prigioniera non solo di se stessa e della sua mente ma anche di un personaggio, quello della bionda svampita, cucitole addosso dall’industria cinematografica, che poco aveva a che fare con la sua enorme intelligenza emotiva e la sua avanguardia; questa, un’ulteriore causa dell’oppressione che ha alimentato il malessere interiore della star.

Come ogni genio incompreso, dal passo più svelto di quello della società, è caduta in una forte e incurabile depressione, con la quale ha convissuto per la gran parte dei suoi giorni, colpevole di essersela portata via.


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