Marilyn Monroe: una vita travagliata

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Fonte Immagine: ContoCorrenteOnline.it

In concomitanza allo sbarco su Netflix di Blonde, si riaccendono i fari sulla vita della diva di Hollywood.

In occasione dell’arrivo di Blonde su Netflix, l’adattamento cinematografico del romanzo di Joyce Carol Oates sul personaggio di Marilyn Monroe, analizziamo la grande quanto complessa diva di Hollywood, vittima di una vita travagliata e di una morte controversa.

“Vorrei essere felice. Ma chi lo è? Chi è felice?”

Marilyn Monroe

LA VITA

Norma Jeane Mortenson nasce il 1 giugno del 1926 a Los Angeles, da sua madre Gladys Pearl Monroe che ne sceglie il nome onorando Norma Talmagde e Jean Harlow, le sue attrici preferite.

A causa dell’assenza del padre, la cui identità resta tutt’ora incerta, e di una diagnosi di schizofrenia paranoide a capo della madre, Norma passa la sua infanzia tra orfanotrofi e in affidamento da famiglie temporanee, fino a essere presa in custodia dallo stato. Il suo tutore legale diviene, dunque, la migliore amica di Gladys (ormai giudicata incapace di intendere e di volere), Grace McKee: un’archivista di pellicole per la Columbia Pictures, che ha il merito di far affacciare Norma al mondo del cinema, permettendole così di scoprire quella che si rivela la sua più grande passione.

Una volta che Grace si sposa però, Norma torna in orfanotrofio, fino a cambiare quasi 11 famiglie affidatarie. La dinamica, per un bambino, sarebbe di per sé fortemente destabilizzante e stressante, se non fosse che all’interno di queste famiglie, Norma è più volte vittima di abusi psicologici e, soprattutto, sessuali. Le violenze si ripetono lungo tutta l’infanzia e l’adolescenza della ragazza, la cui psiche e fisico ne risentono fortemente.

A soli 16 anni, sposa il suo vicino di casa e compagno di liceo, James Dougherty, sotto direzione di Grace e di suo marito, che avendo deciso di trasferirsi e di non portarla con loro, cercano comunque di non farla finire in orfanotrofio, conducendola a nozze. In quegli anni, Norma posa per il fotografo Andrè De Dienes, che la introduce nell’agenzia pubblicitaria più importante di Hollywood, la Blue Book Model, diretta da Emmeline Snively. Così Norma cambia non solo colore di capelli, ma anche nome, diventando Marilyn Monroe, appellativo suggerito dal regista e collaboratore Ben Lyon, col quale è a noi tutti nota.

La carriera di Marilyn è prossima al decollo, sia in ambito pubblicitario che cinematografico, conducendola però a scegliere di divorziare dal suo primo marito, contrario alla svolta che stava prendendo la sua vita.

Nel fiore dei suoi 20 anni e nel pieno della sua bellezza, Marilyn stipula un deludente primo contratto con la Fox, al cui termine è subito assunta dalla Columbia Pictures per il ruolo da protagonista in un musical a basso budget, ma neanche questo le permette di spiccare il volo. Nel mentre, dunque, Marilyn prende lezioni di recitazione e si sottopone a qualche ritocco di bellezza.

L’incontro con un famoso talent-scouter di quei tempi le permette di aggiudicarsi piccoli ruoli in film importanti. Marilyn instaura una relazione con quest’uomo, sebbene sposato e con figli, e una volta morto a causa di un infarto cardiaco, la giovane tenta il suicidio. Questo, il primo episodio che lascia intravedere il tormento interiore, dato dal suo importante vissuto, che Marilyn si porta dentro da tutta una vita e per tutto il suo seguito.

La sua carriera continua, e da icona di bellezza e sensualità, a Marilyn viene concesso di dimostrare anche la sua bravura in ambito recitativo attraverso l’interpretazione di ruoli importanti; il successo definitivo arriva nel 1953, anno d’uscita del film Niagara, seguito a ruota da Gli uomini preferiscono le bionde, film in cui Marilyn si esibisce propriamente da performer destreggiandosi tra canto e ballo, e Come sposare un milionario.

Le paghe, comunque, restano minime e inferiori ai suoi colleghi uomini, nonostante l’importanza dei suoi ruoli e la gran notorietà che la sua figura attribuisce al film.

Questo periodo coincide col suo matrimonio con Joe Di Maggio, un famoso giocatore di basket, all’apparenza premuroso e gentile: tale unione si traduce nel continuo per Marilyn di una lunga serie di violenze fisiche, dettate da una gelosia ossessiva e costante. Infatti, dopo solo 9 mesi di matrimonio, i due si separano.

Marilyn allora si trasferisce a New York, decisa a diventare più brava che bella, e lì inizia a frequentare l’Actor’s Studio: conosce il drammaturgo Actur Miller e se ne innamora perdutamente.

Parallelamente ottiene una nomination ai Golden Globe per il suo ruolo in Fermata d’autobus, film in cui Marilyn interpreta una donna molto simile a lei, attraverso il cui personaggio inizia a lavorare su se stessa. Il premio lo vince però in seguito grazie alla sua performance in A qualcuno piace caldo. Marilyn sposa Miller, ma a causa della sua endometriosi non riesce ad avere figli, anzi inizia a susseguirsi una serie di aborti spontanei, e non.

La sua salute mentale è nuovamente messa alla prova, ma stavolta l’attrice cade in un vortice di droghe e di psicofarmaci. La dilagante depressione che l’affligge le rende difficile anche lavorare e soprattutto rende difficile lavorare con lei; allo stesso modo il matrimonio con Miller si incrina sempre più, fino a che anche questo volge al termine, dopo la fine delle riprese di Gli Spostati, film scritto dallo stesso Miller.

Così, inizia due relazioni segrete con alcuni degli uomini più influenti di quei tempi, tra cui John F. Kennedy, presidente degli Stati Uniti, e suo fratello Robert Kennedy, ministro della giustizia.

Famosissima tutt’ora la sua performance al compleanno di John F.  verso cui Marilyn, fasciata da un abito succinto color carne e costellato di brillanti, intona la nota Happy Birthday Mr. President, dinanzi circa quindicimila ospiti. Una sorta dunque di ufficializzazione di un certo loro legame.

Questo stesso vestito, che ai tempi aveva suscitato scalpore generale, è stato recentemente ceduto dal museo che lo teneva in custodia, il Ripley's Believe It or Not, all’imprenditrice social Kim Kardashian, per permetterle di indossarlo in occasione del Met Gala 2022. L’influencer sarebbe dimagrita 7 kg per permettersi di entrare nell’abito senza danneggiarlo.


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