Operazione Mistero: il delitto dell’Olgiata

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Fonte Immagine: OrticaWeb

Assassinata in pieno giorno prima dei festeggiamenti, un caso durato 20 anni

Alberica Filo della Torre nasce a Roma nel 1949, dalla duchessa Anna del Pezzo di Caianiello e dal contrammiraglio della marina Ettore della Torre di Santa Susanna, dunque figlia della nobiltà romana. Insieme a sua sorella Francesca, frequenta le migliori scuole: è una ragazza solare, bella ed elegante.

Ben presto sposa il principe Alfonso de Liguoro, in prime nozze, ma il matrimonio dura pochissimo. In seguito, dopo l’annullamento delle sue prime nozze alla Sacra Rota, incontra Pietro Mattei all’esterno di un ristorante, ed è subito amore a prima vista; i due si sposano nel 1981 e dalla loro unione nascono i due figli Manfredi e Domitilla.

Moglie e madre esemplare, Alberica conduce la sua bellissima vita dedicandosi alla beneficenza e al volontariato, mentre si concede assieme alla sua solida famiglia lunghi viaggi in giro per il mondo. 

La mattina di mercoledì 10 luglio 1991, giorno dell’anniversario del decimo anno di matrimonio con suo marito Pietro Mattei, Alberica viene ritrovata morta, all’età di 42 anni, nella sua villa a Nord di Roma, presso la quale di lì a poche ore si sarebbero svolti i festeggiamenti. È una delle sue domestiche a scoprire il cadavere, ancora in pigiama e immerso in una pozza di sangue, quando apre la porta della sua camera da letto, chiusa dall’interno. Colpita alla testa con uno zoccolo e strangolata, in seguito il suo capo era stato fasciato con un lenzuolo di lino, per poi essere lasciata lì dal suo assassino.

Il caso assume sin dal principio rilevanza mediatica, ma le indagini per lungo tempo restano in alto mare.

Scartata l’ipotesi di rapina, è chiaro agli inquirenti che l’assassinio sia una persona di conoscenza della contessa, già ospite della sua dimora, tanto da non destare neanche allarme per i cani da guardia, a conoscenza degli orari e delle abitudini della villa.

Il primo a essere sospettato è suo marito Mattei, ma questi ha un alibi di ferro, oltre che nessun movente. Dopodiché vengono interrogate le domestiche presenti quella mattina, ma niente; tra i filippini che frequentano la casa uno desta sospetti più di altri. Costui è Manuel Winston, un ex collaboratore domestico di Alberica, licenziato poco prima da quest’ultima in seguito a un pesante litigio. Parimenti, Roberto Iacono, ulteriore frequentatore della villa, i cui rapporti con la contessa si erano ormai incrinati, conosciuto per soffrire di violenti scatti d’ira. Qualcuno arriva anche a ipotizzare una storia d’amore tra i due. In ogni caso, non emergono prove.

Passano mesi e poi anni, le speculazioni a cui è soggetto il caso sono innumerevoli: da un delitto passionale a un delitto d’affari, le ipotesi si susseguono senza alcun fondamento.

A quasi venti anni dal delitto, vengono ritrovate tracce di DNA su un fazzoletto trovato vicino al cadavere; queste conducono nuovamente a Manuel Winston, che dopo poco confessa.

Racconta di essersi diretto alla villa quella mattina del 10 luglio per convincere la contessa a riassumerlo, ma dinanzi all’ennesimo rifiuto, la situazione è precipitata, assumendo risvolti tragici e inaspettati.

Winston, che nel frattempo si è sposato e ha chiamato sua figlia Alberica, come la sua vittima, viene condannato a sedici anni di reclusione e, oggi, dopo solo dieci anni di carcere, è tornato libero.


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