Operazione mistero: il delitto di Primavalle

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Fonte Immagine: Primavalle in Rete

La tragica fine di Anna Maria Bracci e il mostro di Primavalle.

Anna Maria Bracci, detta Annarella, vive a Primavalle, un quartiere popolare estraneo al processo di urbanizzazione locale, situato nella periferia di Roma, assieme a sua madre Marta Fiocchi e suo fratello maggiore Mariano Bracci, affetto da una menomazione fisica inabilitante. Suo padre, manovale, è andato via di casa portando con sé i suoi fratelli minori, Bruno e Giulio; l’ambiente in cui si ritrova a cresce Annarella è dunque malato, inadatto a una ragazzina della sua età. Mentre suo fratello, impossibilitato a lavorare, riversa sugli altri la sua ira, sua madre si è data alla strada, accogliendo perfino gli uomini in casa, sotto i suoi occhi, ormai tristi, ma sempre dolci. E’ quello lo stesso destino che tocca ad Annarella, e lei lo sa bene; pertanto cerca quanto più di passare il suo tempo lontana da casa, racimolando qualche soldo tra lavoretti e commissioni per i vicini.

Una ragazzina di borgata, che apparentemente dimostra meno degli anni che ha, ma di cui ne sente doppiamente il peso: questa è stata Annarella Bracci, le cui tristi vicissitudini della vita hanno voluto che restasse una ragazzina per sempre.

Primavalle, periferia di Roma, sera, 18 febbraio 1950.

A casa di Annarella mancano olio e carbone per consumare la cena, così la piccola si dirige verso l’unico negozio della borgata, com’è solita fare. Questa volta però non è come tutte le altre, perché Annarella non torna a casa. Passano le ore e di lei non c’è alcuna traccia, così la madre si decide ad allertare le autorità.

Le ricerche si dimostrano inconcludenti per i primi 5 giorni dalla scomparsa, fino a quando Melandro Bracci, nonno di Annarella, avvisa le autorità di aver avuto un’apparizione della ragazza in un sogno, durante il quale, tra le campagne di Primavalle, nella zona delle cisterne, nella località “Le Nebbie”, quest’ultima gli confessava di essere stata uccisa. In mancanza di ulteriori prove, dunque, gli inquirenti decidono di perlustrare la zona, fino a ritrovarne il corpo, ormai senza vita, a 17 metri di profondità, in un pozzo solitario. Il cadavere di Annarella viene rinvenuto privato della sottoveste e delle mutandine (ritrovate poi dal fratello), con una ferita alla testa, infertale sicuramente dopo aver fatto resistenza al tentato assalto sessuale.

Tutti gli indizi lasciano supporre che Annarella non ci fosse caduta da sola nel pozzo, ma si fosse diretta lì in compagnia di quello che si sarebbe rivelato poi il suo assassino.

La prima a emergere sulla lista dei sospettati è proprio sua madre Marta Fiocchi, in cattivi rapporti con sua figlia che casualmente solo tre giorni prima aveva testimoniato contro la madre in merito alla denuncia di adulterio avanzatele dal padre. Dopodiché i sospetti ricadono su Moroni, amante della Fiocchi, forse esecutore del gesto che la donna non sarebbe riuscita a portare a compimento; infine, su Lionello Egidi, detto il Biondino, un bracciante che viveva assieme a sua moglie e i suoi figli piccoli negli scantinati dei Bracci. Emergono a carico di quest’ultimo varie denunce per aver molestato delle bambine dell’età di Annarella; per la polizia, nonostante l’ambiguità di tutti i componenti della famiglia Bracci, è lui il colpevole. Dopo 7 giorni di interrogatori, confessa. Pochi giorni dopo, però, davanti al magistrato, ritratta la confessione, ripetendo durante il processo quanto questa non fosse spontanea, ma estorta con violenza dagli agenti della questura di Roma.

Il 18 gennaio 1952, Lionello Egidi viene assolto per assenza di prove. L’opinione pubblica subisce un’inversione di marcia, e Egidi, da assassino, diviene martire.

Fin quando però, tre anni dopo, una bambina di tredici anni lo accusa di averla avvicinata durante una festa campestre, con palesi scopi sessuali. Così, il biondino non solo viene condannato per le molestie della ragazzina, ma ritenuto definitivamente colpevole per l’omicidio della piccola Bracci.

Nel 1957 la condanna viene però annullata dalla Cassazione. Nel 1961, Egidi viene poi accusato per un crimine sessuale, questa volta ai danni di un bambino. Esce dal carcere, dopo ben tre arresti, nel 1966, nuovamente e definitivamente assolto per l’omicidio di Annarella, che tutt’oggi resta senza un colpevole.


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