Otranto, in carcere sindaco e fratello per truffe e corruzione

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Fonte Immagine: quotidianodipuglia.it

Nel leccese 60 indagati e 10 arresti in un’indagine che andava avanti dal 2017.

L’indagine andava avanti dal 2017, per un totale complessivo di 60 indagati. E’ quanto accadeva nella città di Otranto, dove sono state rilasciate ordinanze di custodia cautelare nei confronti di 10 persone. Tra loro vi sono amministratori, funzionari pubblici, imprenditori e liberi professionisti. Tutti erano indagati per associazione per delinquere finalizzata al compimento di delitti contro la Pubblica Amministrazione, la fede pubblica e l’amministrazione della giustizia, oltre che in materia di corruzione elettorale, per atti contrari ai doveri d’ufficio, frode in processo penale e depistaggio, turbata libertà degli incanti, truffa ai danni dello Stato e della Comunità Europea ed altro.

Per due degli indagati il gip del tribunale di Lecce ha disposto la custodia in carcere, per gli altri otto – invece – i domiciliari, con un provvedimento lungo 900 pagine. L’esecuzione di tale provvedimento è stata delegata ai comandi provinciali dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza di Lecce, assieme ai funzionari della Polizia Provinciale.

In carcere

Finisce in carcere il sindaco della città di Otranto (Lecce), Pierpaolo Cariddi (56 anni), insieme a suo fratello Luciano (54 anni), ex sindaco della stessa città. Un troncone dell’inchiesta avviata nel 2017, riguarda le elezioni del 2018, quando Luciano Cariddi si presentò come candidato al Senato con il centro-destra, nel collegio uninominale Nardù-Casarano. Già il mese scorso, invece, a Pierpaolo Cariddi (eletto lo scorso giugno) è stato notificato l’obbligo del divieto di dimora nel suo comune di residenza, nell’ambito di un’altra inchiesta (quella sul presunto intreccio sanità-affari-politica).

Lunedì scorso, inoltre, Pierpaolo Cariddi è stato condannato a 3 anni e 9 mesi di reclusione nel processo di primo grado sulla realizzazione dello stabilimento balneare Twiga, in costruzione sul litorale nord della costa idruntina prima di essere sequestrato a giugno 2017: le accuse sono quelle di  abuso di ufficio e falso.

Ai domiciliari

Per i restanti indagati, nell’ambito dell’inchiesta, sotto la lente degli inquirenti vi sono alcuni provvedimenti amministrativi come le autorizzazioni edilizie, in particolare nel settore turistico, la realizzazione di parcheggi e del mercato coperto, e i finanziamenti pubblici chiesti dal Comune di Otranto anche all’Unione europea.

Finiscono agli arresti domiciliari: l’ingegnere Roberto Aloisio (50 anni), componente dell’Ufficio Tecnico comunale; Giuseppe Tondo (69), geometra ed ex componente dell’Ufficio Tecnico comunale; Marco Maggio (40 anni); Salvatore Giannetta (63 anni), imprenditore di supermercati; Raffaele De Santis (76 anni), presidente di Federalberghi, condannato nel processo Twiga a 3 anni e 3 mesi; Roberto De Santis (64 anni), imprenditore; Emanuele Maggiulli (56 anni), ingegnere condannato martedì scorso nei processi Twiga e Dolce Riva a 4 anni di reclusione; Luigi Belve (61 anni) imprenditore e nuovo gestore del Country Club.

L’inchiesta

L’inchiesta ha svelato un “modus operandi dell’apparato pubblico ispirato, oltre che all’arricchimento personale, ad assicurarsi bacini di consenso elettorale attraverso una gestione personalistica di presidi di potere a livello sia locale sia a regionale".

Il sequestro preventivo -  iniziato nel 2017 con il sequestro della struttura in cui sarebbe dovuto sorgere il locale Twiga di Flavio Briatore – riguarda stabilimenti balneari, aziende agrituristiche, diverse unità immobiliari e numerose somme di denaro per un valore stimato di diversi milioni di euro, che sono stati realizzati illecitamente o violando delle norme in materia di edilizia e paesaggistica.

Dal primo sequestro, l’inchiesta ha poi portato alla luce dei meccanismi che venivano utilizzati per gonfiare e modificare le concessioni o ottenere dei finanziamenti pubblici nel settore della ricettività turistica in espansione nel territorio della città di Otranto.

A consolidare questo quadro accusatorio, poi, vi sono stati gli accertamenti condotti dalla Polizia Provinciale, soprattutto nell’ambito edilizio e paesaggistico-ambientale, entrambi caratterizzati dall’acquisizione di numerose documentazioni e rilievi tecnici.


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