Report torna nel casertano per l'inchiesta "Bufale da macello"

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Fonte Immagine: Scatti di Gusto - Report

Tornano le telecamere di Report in provincia di Caserta, dove lo scorso maggio era partita l'inchiesta "Bufale da macello" di Bernardo Iovene e la collaborazione di Alessandra Borella e Greta Orsi

Nella provincia di Caserta gli allevatori di bufale sono sul lastrico, brucellosi e tubercolosi stanno decimando gli allevamenti.

Quella che si sta consumando silenziosamente può essere definita una vera e propria strage dove a morire sono le bufale da latte, le bufale del casertano.

Quella delle bufale è un comparto strategico per il nostro Paese, infatti, la mozzarella, viene definita "oro bianco". Sigfrido Ranucci in studio, nel corso della puntata, parlando dell'importanza di questo settore, ricorda il fatto che è stato indetto un campionato nazionale proprio su questo prodotto e ci sarebbe anche un vincitore. Ma siccome si sarebbe creato un incidente diplomatico, hanno deciso che a vincere erano due caseifici, uno del salernitano, categoria non Dop che è Vannulo e uno, invece, per la categoria Dop del Casertano di Mondragone che è Libera Terra.

I due caseifici sono molto diversi tra loro come sottolinea Antonio Palmieri della Tenuta Vannullo. Infatti, se da una parte ci sono le bufale del salernitano che si godono la gloria coccolandosi e dormendo su materassini di gomma, nel casertano monta la protesta degli allevatori contro gli abbattimenti di migliaia di capi macellati –dicono– ingiustamente.
Gli allevatori del casertano si sentono presi in giro, truffati, ma non si arrendono. «Oggi buttiamo il latte nel simbolo dell'allevamento, è la cosa più brutta che si possa fare perché buttiamo il frutto del nostro lavoro. De Luca ci ha imbrogliato... ha firmato un piano per la chiusura delle aziende e noi oggi ci troviamo a combattere non solo la brucellosi e la tubercolosi, ma anche i costi delle materie prime (...) Questo nuovo piano è fatto per chiudere le aziende a Caserta, non per risolvere i problemi. 140.000 bufale massacrate ingiustamente e 300 aziende hanno già chiuso». 

«Se Salerno ride, Caserta invece piange » afferma Sigfrido Raucci, sottolineando ancora una volta la differenza, e continua: «Le Bufale le abbiamo viste, vengono massaggiate, si riposano su comodini, vanno ad auto mungersi quando vengono di loro il bisogno. Forse non è un caso che le loro mozzarelle siano giudicate le migliori d'Italia. Invece nel casertano le bufale sono colpite da casi di tubercolosi e sono in preda a un'epidemia di brucellosi, un batterio che se colpisce l'uomo può provocare una febbre, un'infezione, e in casi rarissimi, molto rari, anche la morte. Ora la politica per la prevenzione da parte della Asl di Caserta prevede che se un allevamento supera il 20% delle bufale contagiate viene abbattuto anche il restante 80%. Una politica che ha portato dal 2019 ad oggi, alla sparizione di 300 aziende e all'abbattimento di oltre 40 mila bufale ».

Ma il vero problema delle bufale casertane è che quando vengono sottoposte al test post mortem solo il 2% degli animali abbattuti è positivo, il rimanente 98% viene destinato al consumo.

Ora, stando alla situazione dei fatti, si può ben capire la posizione degli allevatori che sono letteralmente infuriati e ipotizzano che dietro la politica degli abbattimenti ci sia una vera e propria regia. Ma chi ci guadagnerebbe da questa situazione?

Bernardo Iovene nella sua inchiesta cerca di ricostruire la situazione attraverso i racconti degli allevatori. Egli afferma: «Le bufale abbattute finiscono quasi tutte a Flumeri, al macello Real Beef di Inalca S.p.A., che fa capo al gruppo modenese di Cremonini, azienda leader nella produzione e distribuzione delle carni con i marchi Montana, Manzotin, Fiorani, Ibis. La ristorazione ferroviaria con Chef Express. Le Bisteccherie Roadhouse e la Marr in Russia, dove produce gli hamburger per McDonald, sponsorizzato da tutti i nostri ministri dell'agricoltura». Flumeri si trova a 150 km dagli allevamenti. A scegliere di mandarle qui gli allevatori, che devono farlo entro i 15 giorni. Questa è una delle anomalie registrate: perchè proprio in quel macello?

Bernardo Iovene nella sua inchiesta ha raccolto delle testimonianze che sono importanti. Degli allevatori hanno detto che ci sarebbero dei mediatori, quelli che portano le bufale da abbattere al macello, che li avrebbero informati prima delle Asl dei risultati delle analisi. Inoltre, alcuni allevatori hanno anche ammesso di aver percepito dei compensi, degli anticipi in nero per garantire la fornitura delle bufale a quel macello

Le anomalie registrate sono finite nella denuncia dell’avvocato Taormina, rappresentante di alcuni di questi allevatori, il quale sospetta che dietro la politica degli abbattimenti ci sia addirittura una regia camorristica. Su questo indagano la procura di Santa Maria Capua Vetere e anche la DDA di Napoli.

Concludendo, la magistratura è intervenuta per far pubblicare alle Asl i dati riguardanti i test post mortem dai quali si evince che solo il 2% degli animali abbattuti aveva contratto la malattia, il resto veniva mandato al macello e a beneficiarne era solo il gruppo Cremonini.

Gli allevatori chiedono di cambiare il metodo di controllo anche alla luce dei dati imbarazzanti, perché solo il 2% degli animali è infetto. Chiedono di reintrodurre la campagna di vaccinazione che nel 2013 aveva eradicato il batterio e poi instaurare un sistema di autocontrollo che consentirebbe loro di testare con più frequenza lo stato dell'allevamento. La Regione, intanto non si pronuncia, e non lo fa neanche Cremonini, cosa che non fa ben sperare gli allevatori, perchè non fa chiarezza sulla situazione.


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