Riforma del processo di famiglia

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Fonte Immagine: Repertorio

Cosa è cambiato dal 22 giugno 2022

Il mondo del diritto di famiglia – sia sostanziale che processuale – è interessato profondamente dalla recente Riforma Cartabia (Legge n. 206/2021) che si pone come obiettivi di ridurre ad unità le frammentarie procedure in materia di famiglia, in modo da avere un sistema processuale maggiormente efficiente e celere.

Una parte delle novità previste dalla riforma sono già entrate in vigore dal 22 giugno scorso, applicandosi a tutti i procedimenti che avranno inizio da questa data. In particolare, le novità di immediata efficacia precettiva hanno interessato la negoziazione assistita, l’articolo 403 c.c. (intervento della pubblica autorità in favore dei minori), il riparto di competenze tra tribunale ordinario e tribunale per i minorenni e la figura del curatore speciale del minore.

Vediamo nello specifico cosa ha previsto la recente riforma in ordine a tali aspetti.

Intervento della pubblica autorità a favore dei minori (art. 403 c.c.)

L’articolo viene così riformulato: il primo comma perde il riferimento ai presupposti specifici per l'allontanamento del minore, quali l'essere allevato in locali insalubri oppure da persone negligenti. Rimane, invece, il riferimento al più generale presupposto dell'abbandono morale e materiale o l'esposizione, nell'ambiente familiare, a pregiudizio e pericolo per l'incolumità psico-fisica del minore. È stata, poi, introdotta, nei commi successivi, la disciplina del procedimento successivo all'intervento della pubblica autorità, in cui viene prevista una rigida scansione temporale, sia a carico della pubblica autorità che del PM e del tribunale per i minorenni, pena la perdita dell'efficacia del provvedimento di allontanamento emesso dalla pubblica autorità. In particolare, una volta che l'autorità avrà adottato questo provvedimento sarà suo compito avvisare oralmente il pubblico Ministero presso il Tribunale per i Minori, nella cui circoscrizione il minore risiede.

Entro le 24 ore successive l'autorità pubblica dovrà quindi trasmettere al Pubblico Ministero il provvedimento adottato, con cui ha disposto la collocazione del minore in un luogo sicuro per allontanarlo da uno o entrambi i genitori, corredato da qualsiasi documentazione utile e da una relazione sintetica nella quale indicare le ragioni per le quali si è deciso di intervenire per tutelare il minore. Il PM a questo ha 72 ore di tempo per revocare il collocamento o chiedere al Tribunale dei minori la convalida del provvedimento. Attività che può essere preceduta dall'assunzione di informazioni sommarie e da attività di accertamento. Il PM inoltre può fare richieste finalizzate alla decadenza della responsabilità genitoriale. Il Tribunale ricevuta la documentazione dal PM, nelle successive 72 ore decide sulla convalida del provvedimento e nomina al minore un curatore speciale. Il giudice relatore a questo punto fissa l'udienza di comparizione delle parti davanti a sé entro 15 giorni.

Il decreto viene comunicato immediatamente al PM e a chi ha adottato il provvedimento di collocamento. Ricorso e decreto sono notificati dal PM, entro 48 ore, a chi esercita la responsabilità genitoriale sul minore e al curatore speciale dello stesso, anche a mezzo della polizia giudiziaria.

Nel corso dell'udienza il relatore interroga le parti, assume informazioni e ascolta il minore da solo o con un esperto.

Entro i successivi 15 giorni il tribunale dei minori collegiale con decreto può:

  • revocare, confermare o modificare il decreto di convalida;
  • adottare misure nell'interesse del minore;
  • se il PM ha fatto richiesta per la decadenza dalla responsabilità genitoriale stabilisce come deve procedere il procedimento.

Entro 10 giorni dalla comunicazione del decreto, il PM, così come il curatore o coloro che esercitano la responsabilità genitoriale, possono reclamare il provvedimento in appello. Il giudice dell'impugnazione ha 60 giorni di tempo per decidere sul reclamo.

Questa rigida scansione temporale se non rispettata, porta alla perdita di efficacia del provvedimento emesso dal Tribunale per i minorenni.

Riparto di competenze Tribunale per i minori e ordinario

Il comma 28 della Legge delega interviene sul riparto di competenze tra Tribunale ordinario e Tribunale dei minori attraverso la modifica dell'art. 38 delle disposizioni transitorie del codice civile. La norma è importante perché chiarisce che sono di competenza del Tribunale ordinario i procedimenti aventi ad oggetto la responsabilità genitoriale, anche laddove sia pendente tra le medesime parti un giudizio di separazione o di divorzio introdotto dopo quello instaurato davanti al Tribunale dei minori. L'unica eccezione è rappresentata dall'art 709 ter c.p.c, che si occupa della soluzione delle controversie e dei provvedimenti da adottare in caso di inadempienze o violazioni relative alla responsabilità genitoriale e all'affidamento. In questo caso infatti la competenza segue la regola temporale della prevenzione.

Il curatore speciale del minore

Il curatore speciale è definito come colui che assicura, nel procedimento minorile, la tutela degli interessi e dei diritti del minore. In altre parole, è l'avvocato del minore. É una figura introdotta nel 2001, con la riforma della legge sulle adozioni e del codice civile. Viene nominato dall'Autorità giudiziaria. La sua principale funzione è assicurare una difesa tecnica al minore che si trova in una situazione di conflitto di interesse con i genitori. La riforma entrata in vigore a giugno 2022 ha modificato l'art. 78 c.p.c. ampliando le ipotesi nelle quali vi è l'obbligo di nomina del curatore. In particolare, è stata prevista la nomina, anche d'ufficio, del curatore speciale per il minore e a pena di nullità degli atti del procedimento nei seguenti casi:

  • se il Pm ha fatto domanda per la decadenza dalla potestà genitoriale di entrambi o se uno dei due ha chiesto quella dell'altro;
  • se dai fatti del giudizio emerge che i genitori non possono adeguatamente rappresentare processualmente il minore;
  • quando lo stesso minore, che ha già compiuto 14 anni, lo chiede;
  • quando si devono adottare provvedimenti per l'affidamento del minore o nel caso visto sopra, quando il minore deve essere collocato in un luogo sicuro.

La nomina del curatore può comunque essere disposta dal giudice se questi rileva che i genitori non sono in grado, anche temporaneamente, di provvedere in maniera adeguata a rappresentare gli interessi del figlio. Infine, con la modifica dell'art. 80 cpc, la recente riforma ha ampliato i poteri del curatore, non più relegati soltanto nell'ambito di un procedimento giudiziale ma estesi anche al di fuori di esso. In questo modo si è attribuito al curatore anche una funzione di rappresentante "sostanziale" del minore.

Albo Unico per i consulenti in materia familiare

Viene prevista la creazione di un Albo Unico al quale magistrati e difensori potranno attingere per la nomina dei Consulenti Tecnici. Alle categorie già previste dall’art. 13 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile, viene aggiunta la categoria della neuropsichiatria infantile, della psicologia dell’età evolutiva e della psicologia giuridica o forense. Inoltre, viene previsto che la speciale competenza tecnica sussiste qualora ricorrano, alternativamente o congiuntamente, i seguenti requisiti:

1) comprovata esperienza professionale in materia di violenza domestica e nei confronti di minori;

2) possesso di adeguati titoli di specializzazione o approfondimento post-universitari in psichiatria, psicoterapia, psicologia dell'età evolutiva o psicologia giuridica o forense, purché iscritti da almeno cinque anni nei rispettivi albi professionali;

3) aver svolto per almeno cinque anni attività clinica con minori presso strutture pubbliche o private.

Ampliamento dell’ambito applicativo della negoziazione assistita

Vengono ampliati gli ambiti di applicazione della negoziazione assistita. In particolare, intervenendo sull’art. 6 del D.L. n. 132/2014, la riforma prevede che la convenzione di negoziazione assistita può essere conclusa tra i genitori anche al fine di raggiungere una soluzione consensuale per la disciplina delle modalità di affidamento e mantenimento dei figli minori nati fuori del matrimonio, nonché per la disciplina delle modalità di mantenimento dei figli maggiorenni non economicamente autosufficienti nati fuori del matrimonio e per la modifica delle condizioni già determinate. Può altresì essere conclusa tra le parti per raggiungere una soluzione consensuale per la determinazione dell'assegno di mantenimento richiesto ai genitori dal figlio maggiorenne economicamente non autosufficiente e per la determinazione degli alimenti, ai sensi dell'articolo 433 del codice civile, e per la modifica di tali determinazioni. A questa procedura possono accedere i coniugi divorziati, separati e le coppie di fatto.

di Daria De Luca


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