Rovigliano: disastro ambientale senza fine

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Non si ferma il degrado causato dagli scarichi inquinanti della costa a ridosso del golfo di Castellammare di Stabia.

A una ventina di chilometri dall’entroterra vesuviano, per anni, il posto più vicino per farsi un bagno a mare è stato Rovigliano, uno scorcio di mare incontaminato a ridosso del golfo di Castellammare di Stabia.

I ricordi d’infanzia riportano al collegio, durante gli anni delle scuole medie, presso il Villaggio del Fanciullo di Padre Arturo D’Onofrio, o anche d’estate alla colonia dei bambini delle elementari. Ora è tutto in disuso e abbandonato, ci vive qualche missionario.

L’ambientalista Carmine Piccolo racconta che suo padre portava al mare, con il Fiat Fiorino 850, i suoi dieci figli, qualche cugino o vicino di casa: tutti nel pulmino e via al mare. Adesso ha constatato con i suoi occhi che i ricordi sono stati cancellati dall’incuria e dal degrado ambientale.

Oltre 50 anni fa e fino a 35 anni fa, la spiaggia e il mare di Rovigliano erano bellissimi e c’era sempre tantissima gente. Veramente un bel posto. Con gli anni, mare, spiagge, scogliere e tutto il resto sono stati deturpati dagli scarichi di inquinanti, provenienti da concerie e fabbriche di tessuti del salernitano, trasportati dal fiume Sarno, uno dei fiumi più inquinati, che l’ex ministro Costa ha tentato di far bonificare.

Un pezzo di natura distrutto dall’assoluta indifferenza umana, anche di chi vive in quei posti. Occorrerebbe una grande bonifica e soprattutto denunciare delinquenti, imprenditori, e politici conniventi con la malavita che hanno consentito che tutto ciò accadesse, scaricando di tutto in questo fiume che è diventato una cloaca a cielo aperto. Anche la Regione Campania non ha fatto quanto necessitava per preservare quest’area che, a livello turistico, potrebbe generare lavoro e sostentamento soltanto sfruttando le splendide bellezze naturali di cui gode.


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