Senza zucchero il risveglio dei lavoratori della Kimbo

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Fonte Immagine: pixabay

Lunedì è iniziato il presidio per chiedere chiarimenti all’azienda.

Il caffè si sa a Napoli è un culto, come la sua torrefazione, eppure nella patria dell’espresso il settore sembra in crisi, tanto da innescare un presidio dei lavoratori dello stabilimento Kimbo di Melito di Napoli, promosso dalla Flai-Cgil Campania e Napoli al culmine di tre giorni di sciopero indetti dalla categoria dell’agroindustria, preoccupata per il futuro del sito produttivo alle porte di Napoli.
A innescare la protesta la mancata approvazione del bilancio, in discussione lunedì nella terza e ultima assemblea dei soci dell’azienda di torrefazione.
I lavoratori hanno esposto uno striscione in cui chiedono la verità all’azienda, intonando cori e bloccando per alcuni minuti la circolazione.
«Dopo la proclamazione dello sciopero da parte della Flai-Cgil tre giorni fa, – ha detto Angelo Savio, segretario Flai-Cgil Campania e Napoli questa mattina i lavoratori dello stabilimento Kimbo di Melito di Napoli sono in presidio in occasione dell’ultima assemblea dei soci che dovrà approvare il bilancio da cui dipenderà il futuro del sito produttivo, che impiega circa 250 lavoratori e lavoratrici. Oltre all’approvazione del bilancio, abbiamo forti perplessità sul futuro e lo sviluppo in questo territorio».
Ancora una volta il territorio campano è al centro di un default aziendale che mette in pericolo l’economia di centinaia di famiglie. Il problema non è semplicemente l’approvazione del bilancio attuale per la produzione del prossimo anno, ma anche la richiesta di un serio piano aziendale che preveda investimenti e progetti per coloro che vivono all’interno della torrefazione.
L’azienda che non ha sede italiana, sembra intenzionata a spostare la produzione altrove per ottenere migliori condizioni economiche, lasciando così i suoi dipendenti in un momento veramente particolare per quanto riguarda il lavoro.
I sindacati si sono mobilitati in attesa di una risposta da parte del consiglio di amministrazione.
L’incertezza è per ora l’unica certezza per troppe famiglie del settore.


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