Siani il giornalista morto per la verità

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Fonte Immagine: zapping2017.myblog.it

Il 23 settembre di 36 anni fa, a soli 26 anni, Giancarlo Siani fu ucciso perché amava il suo lavoro, perché era pronto a tutto pur di raccontare la verità.

Giornalista presso il Mattino di Napoli, Giancarlo Siani è un nome non molto conosciuto dai giovanissimi, ma che in trentasei anni è entrato in molte strade, scuole, istituzioni e associazioni.

Giornalista de “Il mattino”, faceva il corrispondente a Torre Annunziata, negli anni di piombo, una città assediata dalla camorra e da essa gestita.

Giancarlo Siani è sempre stato uno che credeva in quel che faceva. Il suo sogno era strappare il contratto di lavoro da praticante giornalista (ovvero uno che sta imparando) per poi poter sostenere l’esame e diventare giornalista professionista.

Siani, amante della penna e della macchina da scrivere, aveva iniziato a fare sul serio: cercava prove, indagava, ascoltava tante persone e denunciava gli affari dei boss della camorra proprio attraverso gli articoli di giornale. Per i camorristi era diventato un giornalista “scomodo, uno che dava fastidio, tanto che fu deciso di eliminarlo. Era sveglio e attento e nei giorni precedenti l’agguato aveva chiesto al direttore del Mattino di parlare con lui.

Dalla penna di Siani la denuncia contro i baby spacciatori che la camorra utilizzava perché, data la giovane età, non rischiavano l’arresto: quei ragazzetti erano degli ottimi esecutori. Il suo ultimo articolo, del ventidue settembre racconta appunto una fra le tante storie di “muschilli”, che nel gergo camorristico sono i ragazzini utilizzati per le consegne, spesso di droga. Come in ogni suo pezzo, il titolo è essenziale ed efficace (“Nonna manda il nipote a vendere l’eroina”), la prosa diretta e senza fronzoli.

La tenacia della ricerca, il linguaggio diretto, i racconti senza fronzoli, narravano una realtà in cui la camorra la faceva da padrona e dove i ragazzini più emarginati erano delle vere e proprie pedine per i traffici dei boss.

Giancarlo, pur riconoscendo la pericolosità dei suoi scoop, non si è fermato, ha continuato a offrire la visione cruda di una realtà, quella camorristica, che nulla offre ai giovani, se non un ruolo marginale che li distacca ancora di più dalla società e li rende ancora più propensi a delinquere.

Il grande valore del giornalista Siani, pare spesso essere annebbiato da una memoria legata a un solo giorno all’anno, ma in questo periodo in cui la stampa è stata criticata per tanti motivi, Siani e la sua penna assumono una connotazione che va al di là del ricordo in suo onore, della messa recitata nel suo quartiere e delle tante targhe che portano il suo nome. Giancarlo vive ancora, nel lavoro di coloro che raccolgono onestamente notizie, studiando e evidenziando nelle loro parole le informazioni di mala e buona società.

Siani non vive una volta all’anno, ma rinverdisce in ogni articolo che espone i fatti in modo sereno e in ogni giornalista che ama il suo lavoro.


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