Spencer

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Fonte Immagine: Anonima Cinefili

Il tormento di Lady D come thriller psicologico

Il film di Pablo Larraín dedicato alla vita tormentata di DianaSpencer, nome da nubile della Lady Diana, è uscito nelle sale nel 2021 ed ora disponibile su Prime Video. Protagonista e soggetto principale è Kristen Stewart, che al volto della principessa aggiunge una sfumatura di disperazione, grazie alla sua espressività spesso sottovalutata che le è valsa la nomination agli Oscar 2022.

Il regista cileno racconta un episodio della vita della Principessa di Galles attraverso una parentesi temporale nell’arco di tre giorni, ovvero quelli, stando alla biografia ufficiale, che coincidono con il momento della sua decisione  di lasciare Carlo, dopo un decennio vissuto in un gabbia dorata.

Il tema della repressione della libertà in ogni sua forma è il modus operandi già visto in “Jackie”, collocato a dieci giorni dalla morte di John F. Kennedy in cui la donna viene privata del suo lutto a dispetto della vita pubblica e in “Neruda”, in cui racconta i due anni di fuga del poeta e del suo rapporto con ÓscarPeluchonneau, investigatore incaricato del suo arresto. Entrambi i film si staccano dall’andamento classico del biopic per concentrarsi su un singolo episodio rivelatorio in cui Larraín gioca con i generi tra thriller psicologico e drammatico.

Anche le ambientazioni contribuiscono a creare un’atmosfera quasi spettrale. Il castello in cui sono riuniti i Windsor è un luogo freddo in cui tutti sentono tutto, un horror rievocato anche nella colonna sonora firmata da Jonny Greenwood in cui piano e violini si intrecciano a synth e melodie jazz.

Ci viene mostrata una Lady D tormentata ed esausta dalla vita che si è trovata a vivere tra la costante dei paparazzi, enfatizzata dalla scena in cui le vengono cucite le tende della camera e dalla presenza invisibile di Camilla Parker-Bowles, l’amante ormai non più segreta di Carlo. Ad unirle una collana di perle regalata ad entrambe dal peincipe per Natale e metafora di quella costrizione soffocante, come fosse un cappio, dal quale Diana cerca in ogni modo di svincolarsi con piccoli atti di ribellione, ma che nella pellicola hanno un impatto rilevante. La Spencer infatti arriva in ritardo, ben dopo la Regina, all’evento gestito con precisione militare nel maniero a Sandringham, dopo aver guidato da sola la decappottabile nera tra le campagne inglesi.

Spiccano anche i suoi disturbi alimentari, che sfidano la tradizione di guadagnare chili per dimostrare di essersi divertiti e nella scelta del vestiario, dove la Stewart segue benissimo l’evoluzione del suo personaggio fino alla liberatoria ripresa di sé attraverso una corsa iconica.

Larraín la segue con la macchina da presa, indugia su primi piani e dettagli strettissimi per evidenziare tutto il senso di oppressione di una donna che amava le cose semplici e non riusciva a costringersi a fare cose che detestava, a mostrare al mondo una versione di sé che non combaciasse con la realtà, alimentato da una famiglia che non perdeva occasione per farle pesare la sua voglia di essere normale. «Ci devono essere due te» le dice il marito in una delle scene chiave, ma è proprio questo suo naturale rifiuto di scindere la sua identità personale da quella pubblica, che l’ha resa la Principessa del Popolo.

Guardando Spencer si ha quasi la sensazione che non succeda molto, ma al termine della visione ci si rende conto di quanto in realtà la pellicola ha mostrato. La profonda crepa nella vita di una fragile donna che voleva solo essere se stessa e che è stata tormentata proprio per questo.


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