Sulla stampa americana il dibattito sulla visita a Taiwan

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Fonte Immagine: vaticannews.va

Tanti dubbi sull’opportunità ma anche qualche autorevole commento a favore dell’iniziativa Pelosi

All’indomani della visita flash di Nancy Pelosi nell’isola di Taiwan le principali testate giornalistiche statunitensi si interrogano circa la sua opportunità e la sua tempestività. Visita che ha lasciato l’intera area geografica, in queste ore, in balia delle rappresaglie militari cinesi facendo ripiombare, ancora una  volta il mondo intero, in pieno clima da guerra fredda.  Non a caso resta in  atto, in queste ore, quella che si può definire senza ombra di dubbio come la più grande manovra militare aeronavale  di Pechino con un’attività di fuoco che provocatoriamente si avvicina sempre di più all’isola ribelle e le cui finalità di “Risposta legittima alla provocazione degli Stati Uniti” nemmeno  vengono celate.

Il dibattito negli Stati Uniti.

Non potevano esserci dubbi sul fatto che  la visita della storica speaker della camera dei Rappresentanti, che ha segnato un ritorno nell’isola della diplomazia a stelle e strisciare  dopo più di un quarto di secolo, avesse prodotto le conseguenze a cui assistiamo in queste ore. Conseguenze che hanno indotto molte testate giornalistiche a prendere le distanze sul piano della tempestività e dell’opportunità della visita stessa. Ma cosa si obietta in particolare  modo  a questa iniziativa diplomatica? Innanzitutto i tempi che a detta della maggior parte dei cronisti di politica estera americani sarebbero stati totalmente sbagliati tanto da far ritenere  la visita intempestiva e inopportuna in questo particolare momento storico. Non ci vuole molto a capire come inscenare un ennesimo elemento di tensione mondiale mentre è  in pieno corso una guerra di cui non si prevedono soluzioni diplomatichea breve termine, sollevitantissime perplessità e dubbi. Perplessità e dubbi che trovano modo di amplificarsi ancora di più alla luce della considerazione chesiamo  in Cina ormai prossimi al Congresso che dovrà incoronare per la terza volta consecutiva XI PING al vertice della Repubblica Popolarecircostanza che lo obbliga ad assumere le posizioni più intransigenti possibili sulla questione, per ragioni di rafforzamento della sua posizione di leadership interna. In termini più generali, poi, l’opportunità della visita della Pelosi, viene confutata dagli organi di stampa in considerazione del fatto che nulla lasciava presupporre a un particolare inasprimento del rischio di invasione cinese dell’isola, evento rispetto al quale XI PING è ben consapevole, dal punto di vista militare, di non essere pronto nemmeno nel medio-breve periodo.

Ma non mancano voci favorevoli.

Non mancano,tuttavia, nella stampa statunitense chi si è espresso a favore dell’iniziativa della Pelosi. Così dalle righe del New York Timesemerge  il commento di BretStephens, notissimo commentatore cosiddetto di destra, che non ha dubbi a dichiararsi sostenitore dell’iniziativa ritenendo che un eventuale rinuncia al viaggio, dopo le intimidazioni cinesi, avrebbe avuto il significato di un evidente segno di debolezza americana che avrebbe dato al nemico cinese insieme a una vittoria simbolica, seppure su una questione minore, anche uno slancio diverso nell’affrontare la questione Taiwandinanzi al mondo intero. Tutto ciò a detta del cronista politico avrebbe sancito la definitiva scomparsa e il definitivo abbandono alla Cina di uno dei più importanti alleati democratici in un area particolarmente strategica dal punto di vista degli equilibri geopolitici.


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