Tossicodipendenza e detenzione

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Fonte Immagine: pixabay.com

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L’uso degli stupefacenti ha radici antiche, ma dalla fine degli anni sessanta l’aumento del loro utilizzo ha causato una grossa piaga nella società. Negli anni le cause che avvicinano le persone all’uso della droga, sono state le più disparate: fattori ambientali, familiari, disagi psichici, problemi economici e sociali, conflittualità giovanile, crisi di valori o le crisi economiche mondiali che tendono spesso a lasciare indietro soprattutto i giovani.

L’uso degli stupefacenti è dunque un problema esistenziale, sociale, politico, giuridico ed economico.

Il legislatore attraverso la L. 354/1975 e con il D.P.R. 309/1990 ha previsto che il soggetto tossicodipendente, o con problemi di dipendenza, potesse iniziare o continuare un percorso terapeutico e socio-riabilitativo sia esterno che intramurario, in reparti attrezzati. Quanto improntato all’interno della normativa ha evidenziato ancor di più quelle che erano le carenze nel circuito penitenziario. Anche l’istituzione degli I.C.A.T.T e delle sezioni di custodia attenuata vanno a proseguire quello che è l’obiettivo dell’ordinamento penitenziario.

Le leggi, i decreti, si sono susseguiti negli anni, lasciando perennemente indietro, come già la società esterna faceva, sia i detenuti, che i detenuti tossicodipendenti, non riuscendo mai a raggiungere a pieno, quella che è la normalità, il diritto alla salute.

Il tossicodipendente ha un bisogno frequente, incontrollabile di assumere la droga, un desiderio di provare quel piacere che non sembra trovare altrove, con qualsiasi tipo di altro comportamento.

Riempie sé stesso come vorrebbe riempire quei vuoti incolmabili, quei bisogni profondi che nasconde dietro l’utilizzo.

Non tutti si avvicinano agli stupefacenti con le stesse modalità, con la stessa personalità, con lo stesso vissuto, ma una dipendenza cambia le giornate, la vita, la realtà.

Ovunque essi si trovano si ha il dovere, di aiutarli, per quanto la loro volontà lo permetta, di supportare il percorso al cambiamento, togliendo di dosso etichette e stereotipi, permettendogli di vivere in una società in cui un ex tossicodipendente, e anche ex detenuto, sia solamente il vicino di casa, il pizzaiolo, il fornaio, il muratore o qualunque cosa gli garbi.

Le criticità che da tempo accompagnano il sistema penitenziario dovrebbero essere considerate come un punto da cui ripartire, un obiettivo a cui arrivare, lavorando per rendere adatto il percorso che il soggetto all’interno del carcere deve andare a seguire.

È importante che gli Enti locali presenti sul territorio, le Regioni, i Comuni, vadano ad interagire per definire delle linee guida che aiutino ad effettuare diagnosi in tempi brevi, a mettere in atto le terapie farmacologiche adeguate.

La chiarezza dei percorsi da affrontare, la modalità per farlo, la presenza di personale, in quantità idonee a quello che è la popolazione dei detenuti, l’uso delle misure alternative, potrebbero essere un aiuto essenziale.

Uno stato che non assicura le cure al proprio popolo, uno stato che ha legiferato l’importanza del recupero sociale, della terapia del tossicodipendente, e poi non si attiene come dovrebbe, o fa cadere nel dimenticatoio, è uno stato che fa fatica ad accettare che la pena detentiva non è mera reclusione e punizione.


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