Minaccia il suicidio, la telefonata di un appuntato lo salva

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Fonte Immagine: pixabay

Sparito da diversi giorni, i carabinieri lo rintracciano, ma minaccia il suicidio. Un appuntato lo tiene al telefono per 40 minuti, salvandolo.

Non bisogna mai dimenticare che le parole hanno un peso e una forza. Lo dimostra la vicenda di un uomo sparito da diversi giorni da casa, proprio per fuggire da parole troppo aggressive, che si è conclusa con un lieto fine grazie alle parole di un appuntato dei carabinieri che, dopo quaranta minuti a telefono, è riuscito a evitare che si facesse del male tentando di togliersi la vita.
Motivo scatenante: una lite in famiglia e la volontà di allontanarsi da quella violenza che non è fisica ma ha il peso insostenibile delle parole, di quelle che fanno male più degli insulti, più delle minacce. Più di uno schiaffo.
Siamo a Napoli, una coppia come tante dove l’amore è diventato un continuo litigio, così dopo l’ennesima lite, il protagonista, che per motivi di privacy non nominiamo decide di andare via, non vuole fare del male agli altri ma a se stesso. Scompare per ore che diventano giorni. I familiari sono allarmati e si rivolgono ai carabinieri.
La denuncia e poi le ricerche a 360 gradi. La svolta quando il telefono di Mario si aggancia alla rete. E’ acceso e il segnale rimbalza tra i ripetitori fino al computer dei Carabinieri.
A quel punto un appuntato della stazione alza la cornetta e compone il numero, «Comandante voglio parlarci io!».
La risposta subito dopo il primo squillo. E’ sommessa ma non sorpresa. L’appuntato si sveste simbolicamente dell’uniforme per diventare semplicemente un uomo, come il suo interlocutore.
Grazie al tono amichevole, anche se dall’altra parte della cornetta la volontà di farla finita è prevalente, il militare riesce a far sfogare l'interlocutore che chiaramente in preda alla dispersione minaccia di ammazzarsi:«Non ne posso più, mi ammazzo!». Empatizzando con il suo interlocutore, il militare, per oltre quaranta minuti lo tiene al telefono, come farebbe un vero amico. L’uomo è spiazzato, si sente compreso e inizia a sfogarsi, un fiume in piena e quella volontà di mettere fine alle sue ansie nel modo più sbagliato inizia a svanire.
Racconta tutto e l’appuntato ascolta paziente fino alla frase: «Grazie…mi sono finalmente liberato!». Così la richiesta di essere raggiunto in stazione. Un’ora dopo e prima di dire qualsiasi cosa abbraccia quella voce che lo ha salvato da quel peso nero. Ora sarà seguito, avrà ascolto. I servizi sociali lo accoglieranno per indicargli un cammino diverso. Ancora una volta i militari dell’arma si dimostrano empatici oltre che attenti alla pubblica sicurezza In un periodo caratterizzato da tanta violenza la vicenda di questi due uomini ci offre una speranza che la giustizia e l’umanità siano sempre attraversati da parole di accoglienza.


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