Usa: dalla Russia 300 milioni ai partiti stranieri in 20 Paesi

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Fonte Immagine: Repertorio

Secondo i servizi segreti americani dal 2014 il governo russo avrebbe devoluto ingente somme per influenzare le scelte politiche

Sta ribalzando oramai sulle maggiori agenzie stampa, la rivelazione secondo la quale la Russia sarebbe colpevole di finanziamenti internazionali per ottenere favori a livello mondiale.

Le indiscrezioni: nel rapporto sarebbe dichiarato che la Russia ha trasferito segretamente oltre 300 milioni di dollari a partiti politici, dirigenti e politici stranieri di oltre una ventina di Paesi per esercitare il suo soft power, dal 2014, anno dell’occupazione della Crimea.

In questo modo sarebbe riuscita a esercitare la sua influenza sugli stati.

E sempre secondo le rivelazioni queste cifre non sarebbero che “cifre minime” rispetto a quelle che probabilmente Mosca ha speso in questa attività. Questa influenza coperta gli servirebbe per tentare di minare le sanzioni internazionali per la guerra in Ucraina.

A rivelarlo è stato un alto funzionario dell’amministrazione Biden in una conference call, mentre con una mossa inusuale il Dipartimento di Stato rendeva noto un cable inviato dal segretario di Stato AntonyBlinken a numerose ambasciate e consolati Usa all’estero, molti dei quali in Europa, Africa e Asia del sud, manifestando le preoccupazioni americane.

Il cable, contrassegnato come “sensibile” ma non classificato, contiene una serie di ‘talkingpoint’ che i diplomatici Usa dovranno sollevare con i governi che li ospitano in merito alla supposta interferenza russa. Si tratta di informazioni declassificate di un report dell’intelligence Usa,  che sono state condivise con i governi dei Paesi alleati coinvolti.

Subito rinominata come SeptemberSurprisela diffusione della notizia ha suscitato, come logica conseguenza, la reazione di tutte le Nazioni europee ma non solo.

L’informativa non indica specifici ‘target’ russi e comunque non è la prima volta che l’intelligence Usa denuncia una campagna di influenza a suon di finanziamenti sui partiti nazionalisti, anti europei e di estrema destra che rappresentano circa il 20% del Parlamento europeo.

Secondo un articolo apparso nel 2016 sul quotidiano inglese Telegraph, le agenzie di intelligence americane avevano raccolto informazioni che dimostrerebbero come il Cremlino stesse condizionando alcuni partiti politici in Europa. Alla National Intelligence guidata allora da James Clapper, il Congresso americano aveva assegnato l’incarico di controllare i finanziamenti russi degli ultimi 10 anni ai partiti europei, missione tuttora in corso. Anche allora non trapelarono i partiti coinvolti ma nel mirino dei media finirono forze politiche in Francia, Paesi Bassi, Ungheria, Austria, Repubblica Ceca e Italia.

Il legame tra la Russia e i movimenti euroscettici è materia di studio da tempo: nel 2013 il Centro di Intelligence Euroasiatica ha pubblicato una lista di partiti anti europei, con tendenze xenofobe e anti liberali, che intrattengono rapporti con Mosca.

Un caso clamoroso si verificò nel 2019 in Austria quando il quotidiano DerSpiegel pubblicò un video risalente a due anni prima, che riportava la conversazione tra Heinz-Christian Strache - leader del partito di estrema destra - e la nipote di un oligarca russo, sul finanziamento e il supporto mediatico della campagna elettorale in cambio di appalti pubblici: uno scandalo che portò alla sfiducia del governo - di cui Strache era vice cancelliere - e a nuove elezioni.

Il 10 marzo scorso il Parlamento Europeo ha adottato una risoluzione che vieta le ingerenze straniere nella politica europea, mettendo nel mirino i finanziamenti da parte della Russia (ma anche della Cina).

Ci sono tuttavia lacune legislative in un terzo degli stati dell'Unione a permettere questa pratica mentre dove è previsto il divieto ci sono alcune scappatoie che rendono possibile il trasferimento di fondi, mascherandone l'origine.


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