Vaticano: le indagini del Papa e il terremoto finanziario nella Chiesa

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Fonte Immagine: internationalwebpost.org

I dubbi sull’utilizzo dell’Obolo di San Pietro e le compravendite immobiliari. Sospensione cautelativa dal servizio di cinque persone di cui due dirigenti apicali.

Rischiano di provocare un vero e proprio terremoto finanziario le ultime indagini sui flussi finanziari dei conti su cui transita l’Obolo di San Pietro. Si tratta delle offerte di beneficenza che ogni anno arrivano dai fedeli di tutto il mondo al pontefice, che poi dovrebbe usarli per opere di carità verso i più deboli e bisognosi. A quanto pare nel 2015 quelle donazioni, anziché essere destinate ai poveri, vennero riversate in conti e investimenti che in quell’anno avevano raggiunto la quota di 400 milioni di euro.

Quando quest’estate Papa Francesco è stato messo al corrente da qualcuno ai vertici dello IOR (Istituto per le Opere Religiose) sulla possibilità di crimini finanziari avvenuti negli ultimi anni, lui non si è perso in chiacchiere e ha subito ordinato un’indagine.

Lo Stato del Vaticano è da sempre considerato un importante centro economico e finanziario difficile da inquadrare secondo gli standard internazionali. Si tratta di uno Stato improduttivo, cioè che non produce merci e quindi non può scambiare denaro. Eppure la Santa Sede ha bisogno di molto denaro per mandare avanti i propri progetti e le proprie missioni.

Nello Stato del Vaticano esistono due soggetti giuridicamente ben distinti, la Santa Sede, ovvero l’ente preposto al Governo della Chiesa Cattolica e che fa capo al Papa, e il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano che esercita il potere esecutivo in vece del Pontefice.

La Santa Sede è supportata finanziariamente da una serie di entrate che includono proventi da investimenti finanziari della Banca Vaticana, lo Ior (Istituto per le Opere Religiose), dalle rendite dell’ingente patrimonio immobiliare e dalle donazioni effettuate dai cattolici. Per avere un’idea del patrimonio di cui si parla, basti pensare che la Chiesa Cattolica possiede nel mondo più di un milione d’immobili, divisi in chiese, sedi parrocchiali, terreni e abitazioni date in locazione, per un valore complessivo di oltre duemila miliardi di euro.

Il bilancio del Governatorato dello Stato si basa invece sulle entrate derivanti dalle attività culturali, in particolar modo dai Musei Vaticani, che attraggono ogni anno oltre sei milioni di persone per un incasso vicino ai 100 milioni di euro. A questi si aggiungono le attività concernenti la vendita di francobolli, pubblicazioni a carattere religioso, medaglie e monete.

Vi è poi l’Obolo di San Pietro, un fondo particolare che consiste in donazioni dirette raccolte nelle diocesi e nelle parrocchie cattoliche di tutto il mondo, solitamente nelle festività di San Pietro e Paolo e che non rientra nel bilancio della Santa Sede, ma che viene usato direttamente dal Papa per opere di carità, aiuto in caso di disastri naturali e per lo sviluppo della chiesa nelle nazioni del terzo mondo.

L’indagine sull’utilizzo delle donazioni destinate all’Obolo di San Pietro è solo una delle tante.

Nel corso degli anni i due enti giuridici dello Stato del Vaticano sono stati al centro di numerosi scandali, derivanti fondamentalmente dalla poca trasparenza sulle loro operazioni.

Nel mirino della magistratura sono finite operazioni finanziarie apparentemente irregolari eseguite da alcuni uffici della segreteria di Stato, tra cui compravendite immobiliari a Londra e la gestione dei conti dell’Obolo di San Pietro. Sono stati sequestrati documenti riservati e personal computer negli uffici della Chiesa preposti a lavorare alle attività antiriciclaggio.

Per la prima volta nella storia, nel mirino dei magistrati c’è la prima sezione della Segreteria di Stato, quella che si occupa degli Affari generali, in altre parole l’equivalente del ministero dell’Interno.

Una prima sospensione cautelativa dal servizio riguarda cinque persone di cui due dirigenti apicali, don Mauro Carlino, da poche settimane capo dell’Ufficio informazione e Documentazione dell’organismo che ha sede nel Palazzo Apostolico e Tommaso Di Ruzza, direttore dell’antiriciclaggio. Con loro Vincenzo Mauriello, Fabrizio Tirabassi e un’addetta all’amministrazione, Caterina Sansone.

«I suddetti» si legge nella nota firmata da Giani «potranno accedere nello Stato esclusivamente per recarsi presso la Direzione Sanità e Igiene per i servizi connessi, in altre parole se autorizzati dalla magistratura vaticana».

Per tentare di riparare le fenditure e fare maggiore luce sulla gestione economica, Papa Francesco nel 2014 istituì una struttura di coordinamento per gli affari economici, una sorta di ministero vaticano dell’Economia i cui compiti consistevano nel confrontare i bilanci preventivi e consuntivi di Santa Sede e Governatorato, controllare le entrate e stabilire i tetti di spesa, e soprattutto a seguire criteri contabili e amministrativi improntati alla trasparenza.

Papa Francesco, mostrò dunque fin da subito l’intenzione di voler cancellare gli scandali per dare un volto più moderno alle finanze della Chiesa Cattolica e, animato dalle migliori intenzioni, nominò capo della nuova struttura denominata “Segreteria per l’economia” George Pell, arcivescovo di Sidney.

Solo tre anni dopo dalla sua nomina, George Pell, venne accusato e poi condannato per abusi sessuali nei confronti di minori. In seguito l’incarico non fu conferito ad altri e quindi, di fatto, il Ministero dell’Economia, resta tuttora vacante.

Le cose non sono andate meglio nemmeno al contabile dell’Apsa, monsignor Nunzio Scarano, recentemente condannato a tre anni di reclusione per reato di corruzione e a Giampiero Nattino, il banchiere cattolico indagato per manipolazione del mercato ed evasione fiscale in seguito ad operazioni svolte attraverso i conti presso l’Apsa e lo Ior.

Insomma quella degli scandali al Vaticano pare una storia senza fine.

Rimane vivo il sospetto che illustri “clienti” si servano dello IOR per compiere operazioni offshore. Molte accuse sono state archiviate, tuttavia la lotta tra chi vuole fare luce sulle attività finanziaria della Chiesa e chi invece vorrebbe continuare a mantenere la tradizione di grande segretezza, continua.

C’è chi sostiene che mettere sotto accusa la Segreteria di Stato significa mettere sotto accusa il Papa Francesco, che per fare chiarezza ha nominato l’ex procuratore della Repubblica di Roma Giuseppe Pignatone come presidente del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano.

Papa Francesco ha scelto il numero uno della lotta alla criminalità, per contrastare i presunti affari finanziari illeciti e il riciclaggio dei soldi che confluiscono nello Ior, contro sospetti investimenti immobiliari realizzati anche con le offerte dei fedeli.

Al magistrato siciliano, che ha al suo attivo una lunga esperienza nella lotta al malaffare e alla mafia, spetterà il compito di giudicare i dirigenti della Santa Sede che potrebbero, in seguito, essere processati. «È un’esperienza del tutto nuova e straordinaria. Ringrazio il Santo Padre per la fiducia che mi onora e mi commuove», ha commentato Pignatone. Considerando la storia, nonostante l’impegno di Papa Francesco, c’è da temere che i passi da compiere siano ancora tanti.


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